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Delia è una mamma come tante

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La storia di Delia

OKmamma

La disperazione di trovare una soluzione per riaprire il centro estetico mi ha portato a bussare a molte porte

Foto di repertorio, Delia non ha condiviso sue immagini durante il caricamento della storia

Una storia che vale la pena pubblicare

Mi chiamo Delia e questa è la storia di come la mia vita è cambiata radicalmente in pochi anni, da una serie di felici coincidenze a una lotta continua per mantenere a galla la mia famiglia. Tutto ebbe inizio nella primavera del 2019, quando, invitata da Rafaela, una cliente fedele del mio centro estetico, partecipai a un matrimonio che avrebbe segnato il corso della mia esistenza. Rafaela era la moglie di un commesso di nome Alberto e lavorava in cassa nel centro commerciale dove suo marito gestiva il reparto freschi. Durante quel matrimonio, i fiori di primavera non erano l’unico inizio che celebravamo; fu lì che incontrai Carlos, un cuoco venezuelano dal sorriso contagioso e dagli occhi che promettevano sicurezza, passione.

Carlos, più giovane di me, che all’epoca aveva 31 anni, era cugino dello sposo e, come me, aveva trovato in quell’evento stranamente celebrato di martedì, una pausa dalla routine quotidiana. La nostra conversazione iniziò leggera, tra piatti particolari quanto deliziosi preparati anche sotto i suoi suggerimenti. Ci scambiammo storie inerenti ai nostri viaggi, passioni, lavori… Io, già detto, come estetista nel mio piccolo ma fiorente centro estetico in provincia di Varese, lui come cuoco, appassionato di storie medioevali. In quell’occasione, gli raccontai dei miei studi classici e della passione per la scrittura e di come, stupidamente, non feci l’università per dare retta a una ex amica e intraprendere con lei un corso per diventare estetista. 

Ad ogni modo, quella serata molto piacevole pose le basi per un legame che si sarebbe rapidamente consolidato. In meno di un anno, la nostra vita si intrecciò completamente; vivere insieme divenne una decisione naturale e benvenuta, coronata dalla nascita del nostro (almeno da me) amato Felipe nel dicembre del 2020.

La nostra famiglia, nonostante le origini “normali” e non certo benestanti, era una fonte di gioia quotidiana. Avevamo tutto. Felipe, con i suoi sorrisi e la curiosità senza limiti, era il centro del nostro universo familiare. Carlos e io condividevamo una vita felice, serena, supportati da amici comuni e dai legami che avevamo nella nostra piccola cittadina di provincia, dove tutti conosco tutto di tutti. I suoi genitori vivono in sud America e suo fratello maggiore, di 15 anni in più,  abita in Germania. Io la mamma non ce l’ho più, sono figlia unica, mio padre lo sento spesso ma lo vedo poco, abita con la nuova compagna a Trieste da ormai 10 anni. Ho un fratellastro che frequenta il primo anno di scuola primaria.

Tuttavia, come spesso accade, la felicità non è esente da prove. La pandemia colpì duramente, molto duramente.  Come molti altri, fui costretta a chiudere il centro estetico a causa dei lockdown, perdendo non solo una fonte di reddito ma anche una parte della mia identità. Carlos, a sua volta, subì il colpo quando il ristorante dove lavorava chiuse i battenti. Ci affidammo ai nostri risparmi e agli aiuti temporanei, ma i mesi di incertezza si trasformarono in un cammino sempre più difficile.

Nonostante gli ostacoli, cercai di rimanere forte per mio figlio e per Carlos, che stava lottando con le proprie sfide e i disagi interni che la situazione arrecava alla nostra stabilità economica ed emotiva. La ricerca disperata di lavoro, portò Carlos lontano da noi, in Svizzera, dove trovò lavoro in un ristorante vicino a Basilea. Le nostre vite, una volta intrecciate nella routine quotidiana, si trovarono a navigare realtà separate. Le visite divennero meno frequenti e ogni addio, come dico sempre, era un promemoria della crescente distanza tra noi.

Ad oggi, siamo ad aprile 2024 , non vedo Carlos da quasi quattro mesi e non so più nemmeno se siamo una coppia, e la mancanza della sua presenza è palpabile, tanto nei silenzi improvvisi di Felipe quanto nei miei lunghi giorni di solitudine. La disperazione di trovare una soluzione per riaprire il centro estetico mi ha portato a bussare a molte porte, solo per trovarle chiuse o troppo costose da aprire (uno strozzino, così lo chiamo, si è offerto di aiutarmi, ma non ho accettato).

Ed eccomi qui, disperata, con un figlio da crescere, un percorso di studi abbandonato ancor prima di essere intrapreso, un centro estetico chiuso e poi negato, un domani che sa tanto di amaro, incerto, crudele e un compagno che si è forse dimenticato, anche di suo figlio. A giugno compirò 37 anni e, molto probabilmente, dovrò reinventarmi come badante o donna delle pulizie. Avessi un po’ più di coraggio forse farei il mestiere più antico del mondo, con continuità, ma l’unica volta che ci ho provato mi ha portato solo tristezza. Non sono capace. Non sono in grado.

Delia

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