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Gestire gli addebiti diretti sul conto corrente

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truffe agli anziani

OKmamma

L'addebito diretto può essere un alleato prezioso nella gestione delle finanze familiari, offrendo comodità e efficienza. Tuttavia, come per ogni strumento finanziario, è importante usarlo con consapevolezza e attenzione.

Attenzione alle piccole spese ricorrenti

Navigare attraverso le complessità della gestione finanziaria può essere una vera impresa per molte famiglie. Tra bollette, spese scolastiche e le piccole gioie quotidiane che decidiamo di concederci (paytv, internet, abbonamenti in palestra), mantenere il controllo delle uscite diventa essenziale. Un tema che spesso genera domande e qualche grattacapo è l’addebito diretto sul conto corrente. Vediamo insieme di cosa si tratta e come gestirlo al meglio, per dormire sonni tranquilli ed evitare fregature… anche ai nostri cari genitori, spesso vittime di truffe!

In un’epoca caratterizzata da una crescente digitalizzazione dei servizi finanziari, la gestione delle finanze familiari assume contorni sempre più complessi, ma anche potenzialmente semplificati da strumenti innovativi. Uno degli strumenti che ha rivoluzionato il modo in cui le famiglie gestiscono le proprie finanze è senza dubbio l’addebito diretto sul conto corrente, noto anche come RID (Rapporti Interbancari Diretti). Questa modalità di pagamento, che permette di automatizzare il trasferimento di fondi per coprire bollette e altri servizi ricorrenti, promette di semplificare la vita eliminando il rischio di dimenticanze o ritardi nei pagamenti. Tuttavia, dietro la sua apparente semplicità, l’addebito diretto nasconde una serie di sfaccettature che richiedono un’attenzione non indifferente da parte dei consumatori.

Alla base dell’addebito diretto c’è un meccanismo apparentemente semplice: si autorizza un fornitore di servizi – che sia la compagnia elettrica, l’istituto scolastico dei bambini, o il gestore della palestra – a prelevare automaticamente dal proprio conto corrente l’importo dovuto per il servizio fornito. Il vantaggio principale è evidente: una volta data l’autorizzazione, non c’è più bisogno di ricordarsi di effettuare il pagamento manualmente ogni mese. Questo non solo garantisce la puntualità dei pagamenti, ma riduce anche il carico mentale associato alla gestione delle scadenze ricorrenti.

Tuttavia, accogliere nella propria routine finanziaria l’addebito diretto richiede una serie di accorgimenti. Il primo tra tutti è la necessità di mantenere un controllo costante sul proprio conto corrente. La comodità dell’automatizzazione porta con sé il rischio di perdere di vista il flusso delle uscite, che potrebbe portare a scoperti di conto se non si presta la dovuta attenzione. Inoltre, è vitale assicurarsi regolarmente che gli importi addebitati corrispondano effettivamente ai servizi ricevuti, per evitare disguidi o addebiti non dovuti.

La Gestione degli addebiti non autorizzati

Nonostante le precauzioni, può capitare di imbattersi in addebiti non autorizzati. Questi possono derivare da errori amministrativi, disaccordi sui servizi fatturati, o, nei casi più gravi, da tentativi di frode. Riconoscere tempestivamente un addebito non autorizzato è il primo passo per risolvere il problema. La maggior parte delle istituzioni finanziarie offre ai propri clienti strumenti per contestare rapidamente questi addebiti, spesso attraverso l’online banking o contattando direttamente il servizio clienti. Ma ci sono casi in cui la banca non può dare nulla!

La contestazione di un addebito non autorizzato segue procedure ben definite che variano a seconda della banca e della legislazione vigente, ma l’elemento comune è la possibilità per il cliente di richiedere la revoca dell’addebito e, se necessario, di intraprendere ulteriori azioni legali per tutelare i propri diritti. 

Tuttavia, in generale, i consumatori hanno diritto di chiedere lo storno di un addebito diretto sotto certe condizioni. Nell’Unione Europea, ad esempio, il sistema SEPA (Single Euro Payments Area) prevede che i titolari di conto possano richiedere lo storno di un addebito diretto SEPA entro 8 settimane dalla data di addebito, senza necessità di fornire una motivazione. Se l’addebito non è autorizzato, il termine si estende fino a 13 mesi. Questo si applica a tutti gli addebiti diretti, indipendentemente dalla loro natura o dalla frequenza con cui vengono effettuati.

Un dubbio che spesso ci poniamo è: ma se un’attività, per esempio un’agenzia di protezione casa,  conosce i miei dati e il IBAN può effettuare un addebito diretto “fraudolento” ?

In merito, è tecnicamente possibile ma il sistema di richiesta è altamente regolamentato. Gli addebiti diretti richiedono l’autorizzazione del titolare del conto per poter essere attivati. Questo significa che il fornitore di servizi o il beneficiario deve anche ottenere il consenso esplicito del titolare del conto, solitamente tramite una firma su un mandato di addebito diretto o un’autorizzazione digitale equivalente. Inoltre, le banche e le istituzioni finanziarie adottano misure di sicurezza per prevenire frodi e abusi, come la verifica dell’identità del richiedente e la conferma dell’autorizzazione con il titolare del conto.

Tuttavia, non è così raro trovare lamentele di questa natura e il sito Altroconsumo lo dimostra. 

È importante notare che, nonostante queste protezioni, i titolari di conto dovrebbero rimanere vigili e monitorare regolarmente i loro conti per individuare eventuali transazioni sospette o non autorizzate. Soprattutto quelle piccole, di pochi euro, possono passare inosservate. Verificate sempre molto bene!! 

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