Sabrina Zuccalà, la donna che ha portato le nanotecnologie dall’Ungheria alla Luna
Sabrina Zuccalà, la donna che ha portato le nanotecnologie dall'Ungheria alla Luna

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Nel 2008, quando Sabrina Zuccalà lanciò il primo formulato nanotecnologico idro e oleorepellente per superfici porose, in Italia ...
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La conoscenza è il faro che illumina ogni nostro passo.

Dall’Esercito di Terracotta cinese ai compositi della Marina Militare italiana: il percorso di un’imprenditrice che ha costruito un impero tecnologico partendo da zero

Nel 2008, quando Sabrina Zuccalà lanciò il primo formulato nanotecnologico idro e oleorepellente per superfici porose, in Italia quasi nessuno sapeva pronunciare correttamente la parola “nanomateriali”. Oggi la sua azienda, 4ward360, tratta i reperti dell’Esercito di Terracotta di Qin Shi Huang a Xi’an, collabora con la Marina Militare italiana e siede — metaforicamente — nei corridoi del Consiglio dei Ministri. Non è una storia di fortuna. È una storia di scelte radicali.

Dallo sport alla scrivania, dalla scrivania al rischio

Prima di essere un’imprenditrice, Sabrina Zuccalà era un’atleta. Laureata in Scienze Motorie, ha costruito una carriera sportiva costellata di premi e riconoscimenti che le ha insegnato qualcosa che nessun MBA avrebbe potuto trasmetterle: la resistenza psicofisica sotto pressione, la capacità di calcolare il rischio e la perseveranza nei momenti di stallo. Doti che avrebbe trasferito, una per una, nel rischio d’impresa.

Dopo lo sport, la traiettoria sembrava normalizzarsi. Un impiego stabile presso un’azienda innovativa di Milano, una vita ordinata in Lombardia. Ma Zuccalà non ha mai smesso di studiare. Ha acquisito competenze linguistiche in francese, inglese, albanese e arabo. Si è laureata in Giurisprudenza presso l’Università Carlo Cattaneo — ateneo a vocazione giuridico-manageriale — e ha approfondito la geopolitica del Medio Oriente con la stessa sistematicità con cui un atleta studia un avversario prima della gara.

Il profilo che emergeva era già allora atipico: una donna con radici nello sport agonistico, una formazione giuridica, quattro lingue straniere e un interesse acuto per gli equilibri internazionali. Le mancava solo un innesco.

La rivelazione ungherese e il salto nel vuoto

L’innesco arrivò durante un viaggio di lavoro in Ungheria. Fu lì che Zuccalà entrò per la prima volta in contatto con il mondo dei nanomateriali e delle nanotecnologie: una disciplina che manipola la materia a scala atomica e molecolare, con applicazioni che vanno dalla protezione delle superfici alla medicina, dall’aerospazio all’industria militare.

La reazione non fu accademica. Fu imprenditoriale.

Tornata in Italia, prese la decisione che pochi avrebbero avuto il coraggio di prendere: lasciare il lavoro sicuro, liquidare le certezze lombarde e investire tutto in un progetto su una tecnologia che il mercato italiano non conosceva ancora. Nessun precedente locale, nessuna rete di settore consolidata, nessuna garanzia di ritorno. Solo la convinzione che chi arriva prima su un terreno vergine costruisce le regole del gioco.

4ward360: dall’esordio al Consiglio dei Ministri

Nel 2008 4ward360 portò sul mercato il primo formulato nanotecnologico italiano idro e oleorepellente per superfici porose. Non era un prodotto di consumo: era una soluzione professionale per la protezione e la conservazione di superfici materiche — pietra, marmo, mattone, calcestruzzo — con performance che i trattamenti tradizionali non potevano eguagliare.

L’azienda crebbe con la stessa logica con cui Zuccalà aveva sempre operato: scegliere i campi di applicazione più esigenti, dove il prodotto deve funzionare senza margine di errore. Il Vaticano. Il Comune di Milano. Le autorità di Malta. Ogni commessa era un banco di prova e una referenza.

Il salto di scala arrivò con un incarico che non ha paragoni nel settore: il trattamento e la conservazione dell’Esercito di Terracotta di Qin Shi Huang a Xi’an, Cina. Oltre ottomila figure in argilla cotta risalenti al III secolo a.C., patrimonio UNESCO, custodite in condizioni ambientali difficilissime. Affidare quel lavoro a una società italiana di nanotecnologie fondata da una donna con una laurea in Scienze Motorie racconta, da solo, il livello di credibilità tecnica raggiunto da 4ward360.

La presentazione dell’azienda all’interno del Consiglio dei Ministri ha sancito un riconoscimento istituzionale che va oltre i premi di settore.

Lo sguardo verso lo spazio e la Difesa

La geopolitica non è rimasta un interesse accademico. È diventata una bussola strategica. Guidata dalla comprensione degli equilibri internazionali — maturata attraverso anni di studio del Medio Oriente e delle dinamiche di potere globali — Zuccalà ha fondato 4Ward_ Aerospace, azienda focalizzata sullo sviluppo di formulati nanotecnologici per il settore aerospaziale e della difesa.

Il portafoglio clienti parla da solo: istituzioni governative e la Marina Militare italiana, per cui 4Ward_ Aerospace lavora al trattamento dei materiali compositi dei velivoli e all’applicazione di nanotecnologie in contesto militare. Un riconoscimento formale è arrivato dallo Stato Maggiore della Marina e dal Centro Sperimentale Aeromarittimo.

I riconoscimenti e l’impegno istituzionale

Il curriculum di Zuccalà fuori dall’impresa è altrettanto articolato. È componente del Comitato Scientifico di ItalyUntold, think tank che promuove l’immagine dell’Italia all’estero, con attività specifiche a Bruxelles e al Parlamento Europeo. Ha partecipato come relatrice al Festival Internazionale della Geopolitica europea di Jesolo e si occupa attivamente di fondi PNRR destinati alle fasce disagiate e di programmi di formazione studentesca per la tutela del patrimonio culturale.

I riconoscimenti istituzionali includono il Premio Internazionale d’Eccellenza al Merito della Repubblica Italiana, il Premio Internazionale Eccellence, il Premio Donna dell’Anno agli Stati Generali delle Donne, il titolo di Honorific Ambassador Business Woman e il Protocollo Accademico dell’Accademia del Cerimoniale. Onorificenze che tracciano il perimetro di una figura che ha smesso da tempo di operare solo nel mercato e che si muove con disinvoltura tra scienza, istituzioni e diplomazia.

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