Cosa succede al tuo corpo e quando chiedere aiuto
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Martina ha trentasei anni, un lavoro che ama, una vita che funziona. Eppure da mesi si sveglia già stanca, litica per niente, non riesce ad addormentarsi.
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Dalla stanchezza cronica agli sbalzi d’umore, molti sintomi che le donne attribuiscono allo stress nascondono uno squilibrio ormonale diagnosticabile e trattabile

Martina ha trentasei anni, un lavoro che ama, una vita che funziona. Eppure da mesi si sveglia già stanca, litica per niente, non riesce ad addormentarsi nonostante crolli sul divano alle nove di sera. Il suo medico di base le dice che «è normale, forse è un po’ stressata». Lei ci crede, fino a quando un’analisi del sangue ordinata quasi per caso non rivela livelli di progesterone a picco e una funzione tiroidea rallentata. Non era esaurimento: erano gli ormoni.

Storie come quella di Martina sono più comuni di quanto si pensi. Secondo uno studio pubblicato su Frontiers in Endocrinology nel 2022, oltre il 47% delle donne tra i 30 e i 55 anni sperimenta almeno tre sintomi riconducibili a disfunzioni ormonali senza ricevere una diagnosi nei primi due anni dall’insorgenza.

I protagonisti invisibili: cosa fanno gli ormoni femminili

Gli ormoni sono molecole prodotte dalle ghiandole endocrine — ovaie, tiroide, surreni, pancreas — che viaggiano nel sangue e regolano quasi ogni funzione corporea: umore, metabolismo, sonno, fertilità, peso, memoria.

Gli estrogeni (principalmente estradiolo) sono prodotti soprattutto dalle ovaie e guidano lo sviluppo sessuale femminile, proteggono le ossa, regolano il ciclo mestruale e influenzano la serotonina, il neurotrasmettitore del benessere. Quando calano — come accade in perimenopausa — l’umore ne risente direttamente.

Il progesterone è l’ormone della seconda fase del ciclo, quello che prepara l’utero a una possibile gravidanza. Ha effetti calmanti sul sistema nervoso: livelli bassi si traducono spesso in ansia, insonnia e irritabilità nella settimana prima del ciclo.

Il cortisolo, prodotto dai surreni in risposta allo stress, è utile a breve termine ma devastante se cronicamente elevato: altera il ciclo, abbassa il progesterone, favorisce l’accumulo di grasso addominale e indebolisce il sistema immunitario.

L’insulina, secretata dal pancreas, regola la glicemia. Quando le cellule smettono di risponderle correttamente — una condizione chiamata insulino-resistenza — il corpo compensa producendone sempre di più, con effetti su peso, energia e, nelle donne con ovaio policistico, anche sull’ovulazione.

La tiroide produce ormoni che regolano il metabolismo di ogni cellula del corpo. Un’ipotiroidismo, anche subclinico, rallenta tutto: digestione, frequenza cardiaca, pensiero, umore.

I segnali che si ignorano troppo spesso

Lo squilibrio ormonale raramente si presenta con sintomi eclatanti. Più spesso si insinua con disturbi che le donne imparano a normalizzare.

Cicli irregolari, molto abbondanti o quasi assenti. Acne che compare dopo i venticinque anni, soprattutto sul mento e sulla mascella. Perdita di capelli a ciuffi. Gonfiore addominale ricorrente. Sbalzi d’umore violenti nei giorni prima del ciclo — quello che in letteratura clinica viene classificato come disturbo disforico premestruale (PMDD) e che riguarda circa l’8% delle donne in età fertile.

Stanchezza mattutina nonostante otto ore di sonno. Difficoltà a perdere peso anche con dieta corretta. Mani e piedi freddi in modo persistente. Secchezza vaginale in donne giovani. Palpitazioni senza causa cardiaca evidente.

Nessuno di questi sintomi è normale in senso assoluto. Comuni, sì. Ma non inevitabili.

Alimentazione, sonno e stress: il triangolo che governa gli ormoni

Gli ormoni non vivono in un vuoto biologico: rispondono a ciò che si mangia, a quanto si dorme, al livello di pressione psicologica quotidiana.

Una dieta ad alto indice glicemico — ricca di zuccheri raffinati e carboidrati semplici — stimola picchi di insulina ripetuti che nel tempo alterano anche la produzione di estrogeni e androgeni. Le fibre, invece, aiutano il fegato a eliminare gli estrogeni in eccesso attraverso l’intestino. Non è un dettaglio: un intestino in disbiosi può riassorbire estrogeni già metabolizzati, aggravando condizioni come endometriosi e sindrome premestruale.

Il sonno è il momento in cui il corpo resetta la produzione ormonale. Meno di sei ore per notte aumentano il cortisolo del mattino successivo del 37%, secondo una ricerca dell’Università di Chicago. Il cortisolo alto inibisce il progesterone, e il circolo si chiude.

Lo stress cronico attiva l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene in modo continuativo, sottraendo precursori ormonali — principalmente il pregnenolone — che l’organismo «ruba» alla produzione di estrogeni e progesterone per fabbricare ancora cortisolo. Le endocrinologhe chiamano questo fenomeno pregnenolone steal, il furto del pregnenolone.

Quando andare dallo specialista

Un ginecologo o un endocrinologo va consultato quando i sintomi persistono per almeno due o tre cicli, quando il ciclo subisce variazioni brusche di durata o intensità, oppure quando compare una delle cosiddette bandiere rosse: assenza del ciclo per più di tre mesi fuori da una gravidanza, dolore pelvico cronico, crescita insolita di peli sul viso o sul corpo, difficoltà a concepire dopo un anno di tentativi.

Le analisi di base che uno specialista può richiedere comprendono FSH, LH, estradiolo, progesterone (da dosare nel momento giusto del ciclo, solitamente al 21° giorno), testosterone libero, TSH, FT3, FT4, insulina a digiuno, glicemia e cortisolo salivare nelle 24 ore.

Non aspettare che i sintomi diventino invalidanti. Il corpo segnala molto prima.

La femtech cambia le regole del monitoraggio

Negli ultimi cinque anni il mercato della femtech — tecnologie dedicate alla salute femminile — ha prodotto strumenti che permettono un monitoraggio ormonale senza precedenti per accessibilità.

Dispositivi come Mira e Inito analizzano le urine domestiche e misurano in tempo reale i livelli di LH, FSH, estradiolo e progesterone nel corso del ciclo, restituendo curve personalizzate invece di semplici picchi di ovulazione. Oura Ring e WHOOP tracciano la variabilità della frequenza cardiaca come indicatore indiretto dello stress ormonale e della qualità del sonno profondo. App come Natural Cycles, certificata come dispositivo medico in Europa dal 2017, integrano temperatura basale e dati mestruali per mappare con precisione le fasi del ciclo.

Questi strumenti non sostituiscono la diagnosi medica, ma generano dati longitudinali — settimane, mesi di misurazioni — che uno specialista può leggere e interpretare con una precisione impossibile da raggiungere con un singolo prelievo.

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