Investire non è per ricchi
Investire non è per ricchi: la guida finanziaria che ogni donna italiana dovrebbe leggere

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Risparmiare significa mettere da parte una quota del proprio reddito senza farla lavorare. Investire significa far lavorare quel denaro per generarne altro.
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La conoscenza è il faro che illumina ogni nostro passo.

Le donne italiane ricevono una pensione media del 30% inferiore a quella degli uomini — e la soluzione inizia con 50 euro al mese

Nel 2023, l’inflazione italiana ha eroso il potere d’acquisto dei risparmi fermi sul conto corrente al ritmo del 5,7% annuo. Significa che 10.000 euro lasciati immobili hanno perso, in un anno, il valore equivalente a 570 euro. Non è una metafora: è denaro che svanisce senza fare nulla.

Eppure la maggior parte delle donne italiane — mamme, dipendenti, libere professioniste — continua a tenere i risparmi sul conto corrente. Non per pigrizia, ma per una combinazione di disinformazione, miti duri a morire e un sistema finanziario che storicamente ha parlato agli uomini.

Tre miti da smontare subito

Il primo: investire è rischioso. Certo, ogni investimento comporta un rischio. Ma il vero rischio che poche calcolano è quello di non investire: l’inflazione riduce il potere d’acquisto ogni anno, in modo silenzioso e garantito. Il rischio zero non esiste — esiste solo il rischio che scegli tu o quello che ti viene imposto dall’inazione.

Il secondo: investire è roba da ricchi. Falso. Con alcune piattaforme digitali si può iniziare con 25 euro al mese. Il capitale di partenza conta meno di quanto si pensi; il tempo, invece, è il vero moltiplicatore.

Il terzo: è troppo complicato. La finanza ha un gergo tecnico che scoraggia, ma i concetti base si imparano in un pomeriggio. Non serve diventare analisti: serve capire tre o quattro strumenti e usarli con costanza.

Risparmio vs investimento: non è la stessa cosa

Risparmiare significa mettere da parte una quota del proprio reddito senza farla lavorare. Investire significa far lavorare quel denaro per generarne altro. Un conto deposito vincolato, per esempio, è già un passo oltre il conto corrente: alcune banche italiane come Banca Mediolanum, Illimity o Banca Progresso offrono oggi tassi tra il 3% e il 4,5% annuo sui conti deposito vincolati a 12-24 mesi. Non è rendimento stellare, ma batte l’inflazione su orizzonti brevi ed è protetto dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi fino a 100.000 euro.

Il rischio finanziario spiegato senza trucchi

Il rischio in finanza misura quanto il valore di un investimento può oscillare nel tempo. Un titolo di Stato italiano è meno volatile di un’azione tecnologica americana. Un ETF azionario globale si trova nel mezzo. La regola pratica: più lungo è l’orizzonte temporale, più il rischio si diluisce. Chi investe su 15-20 anni può tollerare oscillazioni annuali molto più serenamente di chi ha bisogno di quei soldi tra 18 mesi.

Gli strumenti più accessibili per chi parte da zero

Il PAC — Piano di Accumulo del Capitale — è lo strumento più adatto per iniziare. Funziona così: ogni mese viene investita automaticamente una somma fissa (anche 50 euro) in un fondo o in un ETF. Non serve scegliere il momento giusto per entrare nel mercato: si compra in tutti i momenti, abbassando il prezzo medio di acquisto nel tempo. È il metodo più utilizzato da chi inizia senza esperienza.

Gli ETF (Exchange Traded Fund) sono fondi che replicano automaticamente un indice di mercato — per esempio il MSCI World, che rappresenta le 1.500 maggiori aziende mondiali. Hanno costi bassissimi (spesso sotto lo 0,20% annuo) rispetto ai fondi gestiti attivamente, che prelevano dall’1% al 2% ogni anno. Nel lungo periodo, quella differenza di costi produce una differenza enorme sul capitale accumulato.

Il fondo pensione complementare è forse lo strumento più sottovalutato in Italia. Permette di dedurre dalla dichiarazione dei redditi fino a 5.164 euro l’anno di versamenti volontari — un risparmio fiscale immediato tra il 23% e il 43% in base alla propria aliquota IRPEF. Per le lavoratrici dipendenti c’è anche la possibilità di conferire il TFR, trasformando un “credito dormiente” in un investimento previdenziale.

Il gender gap pensionistico: perché le donne devono iniziare prima

Secondo i dati INPS del 2022, la pensione media delle donne italiane è pari a 1.106 euro mensili contro i 1.758 degli uomini. Il divario nasce da anni lavorativi discontinui (maternità, part-time, cura familiare), da carriere mediamente meno remunerative e da un sistema contributivo che rispecchia queste disparità senza correggerle.

Il risultato è che una donna di 45 anni oggi può aspettarsi una pensione pubblica significativamente più bassa di quella di un collega maschio con lo stesso stipendio attuale, semplicemente perché ha avuto più interruzioni contributive. L’unica leva reale per colmare questo gap è la previdenza complementare e l’investimento privato — iniziati il prima possibile, anche con cifre piccole.

Cento euro al mese investiti a partire dai 35 anni in un ETF azionario globale, con un rendimento storico medio del 7% annuo, diventano circa 121.000 euro a 65 anni. Lo stesso investimento iniziato a 45 anni produce circa 52.000 euro. Dieci anni di differenza valgono quasi 70.000 euro.

Le piattaforme per iniziare in autonomia

In Italia e in Europa esistono oggi piattaforme regolamentate progettate per investitori alle prime armi. Moneyfarm è una delle più diffuse tra le italiane: propone portafogli gestiti in ETF su misura del profilo di rischio, con versamenti minimi da 5.000 euro una tantum o PAC da 50 euro. Scalable Capital e Trade Republic — entrambe con licenza europea — permettono di acquistare ETF e attivare PAC con commissioni vicine allo zero. Fineco Bank, per chi preferisce un istituto bancario tradizionale con una piattaforma digitale solida, offre accesso a PAC su ETF con cifre a partire da 25 euro mensili e una app tra le più complete sul mercato italiano.

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