La scienza smonta i tabù sulla salute maschile e indica strategie concrete, dall’alimentazione alla vita intima
Dopo i cinquant’anni, la metà degli uomini sviluppa un’iperplasia prostatica benigna. Dopo i settanta, la percentuale sale all’ottanta per cento. Eppure, nonostante questi numeri, la salute della prostata resta uno degli argomenti più trascurati — e più tabuizzati — nella medicina preventiva maschile. La ricerca scientifica degli ultimi anni, tuttavia, ha chiarito un punto fondamentale: l’ingrossamento della prostata, l’infiammazione cronica e persino il rischio di tumore non dipendono esclusivamente dalla genetica. Dipendono, in misura significativa, dalle scelte quotidiane.
Idratazione: non solo quanta acqua, ma quando berla
Il primo errore che molti uomini commettono è credere che bere poco riduca i fastidi urinari notturni. È vero l’opposto. Un’idratazione insufficiente concentra l’urina, che diventa così più irritante per la vescica e per la prostata stessa, peggiorando l’infiammazione cronica. Uno studio pubblicato sul World Journal of Men’s Health ha dimostrato che non conta solo la quantità di liquidi assunti, ma il momento in cui si bevono. La strategia più efficace prevede un’assunzione costante nelle ore mattutine e nel primo pomeriggio, una progressiva riduzione dopo le 17-18 e l’eliminazione dei liquidi nelle due ore precedenti al sonno. Seguendo questo schema, la frequenza delle minzioni notturne può diminuire fino al quaranta per cento. Le bevande zuccherate e alcoliche sono controproducenti: anziché idratare, aumentano il carico sulla vescica e aggravano l’irritazione prostatica.
Gli alimenti che agiscono come farmaci
Sul fronte dell’alimentazione, alcuni cibi esercitano un effetto protettivo documentato. Il licopene, pigmento presente nel pomodoro cotto, nella guava e nell’anguria, è tra i composti più studiati in oncologia prostatica. Gli uomini che consumano pomodori cotti almeno due volte a settimana mostrano un rischio ridotto del ventotto per cento di sviluppare un tumore alla prostata. Un dettaglio spesso trascurato riguarda la preparazione: il licopene è liposolubile, e l’aggiunta di olio d’oliva al pomodoro cotto ne potenzia significativamente l’assorbimento.
Lo zinco, abbondante nei semi di zucca, nelle noci e nei legumi, svolge un ruolo chiave nel regolare i livelli di testosterone e nell’inibire l’enzima 5-alfa-reduttasi, direttamente implicato nell’ingrossamento prostatico. Le verdure crocifere — broccoli e cavoletti di Bruxelles in particolare — contengono sulforafano e indoli, composti che favoriscono la detossificazione degli estrogeni e riducono l’espressione di geni associati al tumore prostatico. Infine, lo zafferano: uno studio pubblicato su Phytomedicine nel 2018 ha identificato nella crocina e nel safranale, due dei suoi principali componenti attivi, la capacità di inibire la crescita delle cellule tumorali prostatiche e di migliorare i sintomi dell’iperplasia.
Camminare salva la prostata
L’attività fisica moderata produce effetti misurabili sulla salute prostatica, indipendentemente dall’intensità dell’allenamento. Lo Harvard Health Professionals Follow-up Study, condotto su oltre trentamila uomini, ha rilevato che camminare almeno due o tre ore a settimana riduce del venticinque per cento il rischio di iperplasia prostatica benigna. Il momento più vantaggioso per farlo è dopo i pasti: anche soli quindici minuti di cammino migliorano la circolazione pelvica e riducono la resistenza all’insulina, due fattori che influenzano direttamente lo stato infiammatorio della ghiandola.
Il sonno come terapia preventiva
Dormire meno di sette ore per notte non è solo un problema di stanchezza. Uno studio pubblicato su Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention nel 2016, che ha seguito ventimila uomini nel tempo, ha rilevato che chi dorme cronicamente meno di sette ore ha più del doppio del rischio di sviluppare un tumore prostatico in stadio avanzato rispetto a chi rispetta le ore raccomandate. Durante il sonno profondo il corpo rilascia melatonina e ormone della crescita, due molecole che riparano i tessuti, riducono lo stress ossidativo e contrastano i processi infiammatori. La deprivazione del sonno interrompe questi meccanismi riparativi, lasciando la prostata esposta all’accumulo di danno cellulare.
L’attività sessuale regolare come fattore protettivo
È probabilmente il dato più controintuitivo, ma anche uno dei più solidi in letteratura. Uno studio dell’Università di Harvard, pubblicato su European Urology nel 2016 e condotto su oltre trentunomila uomini seguiti per diciotto anni, ha stabilito che chi eiaculava più di ventuno volte al mese presentava un rischio ridotto del trentatré per cento di sviluppare tumore alla prostata rispetto a chi lo faceva meno di quattro volte al mese. Il meccanismo biologico è chiaro: l’eiaculazione regolare svuota i dotti prostatici, elimina cellule morte e sostanze pro-infiammatorie, migliora la circolazione pelvica e riduce i livelli di cortisolo, ormone dello stress strettamente legato all’infiammazione sistemica. Questo vale sia per l’attività sessuale con un partner che per la masturbazione. In presenza di dolore, difficoltà o calo del desiderio è opportuno consultare un medico prima di qualsiasi altra considerazione.


