La 15ª edizione del ReportCalcio FIGC certifica la crescita record del settore: ogni euro pubblico investito ne restituisce 20,5 in gettito fiscale
Per ogni 200 euro che compongono il PIL italiano, 1,2 provengono dal calcio. Non dagli stadi soltanto, non dai diritti televisivi o dai cartellini dei giocatori, ma da un sistema che coinvolge scommettitori, turisti stranieri, broadcaster, ristoratori e albergatori. È il dato più sintomatico che emerge dalla 15ª edizione del ReportCalcio, il rapporto annuale sviluppato dal Centro Studi della FIGC insieme ad AREL e PwC Italia, che fotografa con numeri aggiornati il peso reale del pallone sull’economia nazionale.
L’impatto complessivo sul PIL si attesta a 12,4 miliardi di euro, in crescita di oltre un miliardo rispetto all’edizione precedente relativa al biennio 2022-2023. I posti di lavoro attivati dall’intera filiera calcistica raggiungono quota 141.000, contro i 129.094 censiti nell’anno precedente. Sei lavoratori ogni mille occupati in Italia devono la propria occupazione, direttamente o indirettamente, a questo sport.
Il calcio professionistico rappresenta il nucleo più pesante di questa catena del valore: genera da solo 5,2 miliardi di contributo al PIL, con una crescita del 3,6% sull’anno precedente. La struttura produttiva del settore è particolarmente efficiente: per ogni milione di euro di valore della produzione si generano 1,14 milioni di contributo al PIL nazionale e si sostengono 8 posti di lavoro. Dietro al professionismo si collocano il calcio giovanile, quello dilettantistico e la FIGC con 2,9 miliardi, le scommesse con 1,8 miliardi, il turismo calcistico con 1,3 miliardi e i quotidiani sportivi insieme ai broadcaster con 1,2 miliardi.
Il turismo legato al calcio merita un capitolo a parte. Nella stagione 2023-2024 gli stadi del calcio professionistico maschile e delle Nazionali hanno registrato 21,3 milioni di spettatori totali. Il 43% era composto da italiani provenienti da fuori regione, il 25% da tifosi stranieri. Questi flussi hanno generato una spesa turistica complessiva di 1,3 miliardi di euro, in crescita del 33,2% rispetto al periodo precedente. La voce più pesante è quella della ristorazione con 542 milioni, seguita da trasporti e shopping con 443 milioni e dall’accommodation con 314 milioni.
Sul fronte fiscale, i numeri sono ancora più impressionanti se letti in serie storica. Tra il 2006 e il 2022, il calcio professionistico italiano ha versato allo Stato quasi 19,8 miliardi di euro in contributi fiscali e previdenziali. La Serie A da sola ha prodotto 13,3 miliardi, pari al 67% del totale. La Serie B ha contribuito con 2,3 miliardi, la Serie C con un miliardo. Le scommesse calcistiche hanno aggiunto 3,2 miliardi.
Nel solo 2022, la contribuzione fiscale e previdenziale aggregata del calcio professionistico ha raggiunto il record storico di 1.518,7 milioni di euro, superando persino il dato pre-pandemia di 1.476,1 milioni. La voce più rilevante rimane quella delle ritenute IRPEF, che pesano per il 53% del totale e valgono 808,6 milioni di euro. Il numero di lavoratori dipendenti nel settore ha toccato il suo massimo storico con 13.647 unità, oltre 1.000 in più rispetto al 2021. I contribuenti con redditi superiori ai 200.000 euro hanno raggiunto quota 1.334, anch’esso record assoluto nei dati del ReportCalcio.
I 99 club di calcio professionistico, su oltre 50.000 società ed enti sportivi presenti in Italia, generano da soli più del 70% dell’intera contribuzione fiscale prodotta dal comparto sportivo nazionale. Questo peso finanziario si traduce anche in risorse aggiuntive per l’intero sistema sportivo italiano: solo nel 2024 il calcio ha portato 154 milioni di euro supplementari rispetto all’anno precedente.
Il rapporto tra investimento pubblico e rendimento fiscale è quello che più colpisce per la sua asimmetria. Considerando i contributi erogati dal Governo italiano alla FIGC attraverso CONI e Sport e Salute, ogni euro investito ha prodotto un ritorno fiscale e previdenziale di 20,5 euro. Un moltiplicatore che poche industrie nazionali possono vantare.
Le scommesse calcistiche confermano la propria centralità anche nel confronto con gli altri sport. Tra il 2006 e il 2024, la raccolta su competizioni di calcio è cresciuta di quasi otto volte, passando da 2,1 a 16,1 miliardi di euro, con un gettito erariale che nel 2024 ha raggiunto 401,6 milioni. Il tennis, secondo sport per raccolta scommesse, non supera i 4 miliardi di raccolta e i 104,3 milioni di gettito. La Serie A maschile nel 2024 ha generato in Italia una raccolta vicina ai 3 miliardi di euro, contro gli 807 milioni del 2012. La stima della raccolta mondiale sulle partite di Serie A sfiora i 34 miliardi di euro, con i mercati asiatico ed europeo che guidano i volumi.


