Seconda auto per la famiglia: quanto costa davvero un finanziamento con maxirata e perché conviene evitarlo
Seconda auto per la famiglia: quanto costa davvero un finanziamento con maxirata e perché conviene evitarlo

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Quando si valuta l'acquisto di una seconda vettura da destinare agli spostamenti quotidiani, come accompagnare i figli a scuola o fare la spesa
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Analisi dei costi nascosti di una formula finanziaria sempre più diffusa nelle concessionarie italiane, con numeri alla mano

Quando si valuta l’acquisto di una seconda vettura da destinare agli spostamenti quotidiani, come accompagnare i figli a scuola o fare la spesa, la prima tentazione è quella di guardare alle promozioni in concessionaria. Un modello entry-level come la Fiat Pandina campeggia in pubblicità ameno di 10.000 euro, con una rata mensile di 99 euro. Sembra un’occasione irripetibile. Eppure, dietro quella cifra apparentemente accessibile, si nasconde un meccanismo finanziario che può portare a spendere oltre 15.000 euro per un’auto che, alla fine del contratto, potrebbe non essere ancora di proprietà.

Il finanziamento con maxirata, noto anche come valore futuro garantito, funziona spalmando il costo del veicolo su un periodo iniziale di 36 mesi con rate basse, per poi concentrare una quota consistente del prezzo in un’unica rata finale. Nel caso della Pandina, i numeri reali sono questi: 35 rate da 99 euro ammontano a 3.465 euro, a cui si aggiunge un anticipo di 1.335 euro. Non finisce qui. Ogni rata mensile prevede spese di incasso di 3,50 euro, per un totale di 126 euro sull’intera durata del contratto. Alla prima rata si aggiunge poi l’imposta sostitutiva di 23,43 euro. Il totale versato nei primi tre anni supera i 5.048 euro. Al termine di questo periodo, il cliente non possiede ancora l’auto: deve ancora saldare la maxirata finale di 8.432 euro.

Vale la pena ricordare che il prezzo pubblicizzato non è mai quello reale. L’IPT, la tassa di immatricolazione, aggiunge circa 300 euro. La vernice metallizzata, quasi sempre necessaria perché il bianco base risulta spesso indisponibile, ne costa altri 550. Prima ancora di sedersi a trattare, il prezzo è già cresciuto di quasi 1.000 euro rispetto a quello del cartellone.

Chi ha i contanti per pagare la maxirata finale di 8.432 euro al termine dei 36 mesi, probabilmente li aveva anche all’inizio e non avrebbe avuto motivo di scegliere questa formula. Nel 90% dei casi, quindi, la maxirata viene rifinanziata. Si apre un nuovo contratto, spesso a un tasso superiore rispetto a quello iniziale. Anche ipotizzando lo stesso TAN dell’8,99% del contratto originale, con una dilazione di 48 mesi le rate mensili si aggirano tra i 200 e i 210 euro, per un esborso complessivo di circa 10.000 euro ulteriori. Sommando le due fasi del finanziamento, il costo totale per una Pandina del valore nominale di circa 10.000 euro supera i 15.000 euro, oltre il 50% in più rispetto al prezzo di listino. E il TAEG reale del contratto, che nella promozione esaminata si attesta al 13,31%, rende l’idea della pressione finanziaria effettiva che grava sul cliente.

C’è poi la questione del valore futuro garantito, che è garantito molto meno di quanto il nome suggerisca. Al termine dei tre anni, il contratto prevede che la vettura venga valutata 8.432 euro. In realtà, una Pandina ibrida con tre anni di vita e 30.000 chilometri vale sul mercato tra i 7.000 euro se rivenduta in concessionaria e gli 8.000 euro se venduta a un privato. Poiché la restituzione avviene alla concessionaria, la valutazione reale è la più bassa. La differenza viene colmata non restituendo denaro al cliente, ma attraverso uno sconto sulla vettura successiva, a patto che si sottoscriva un nuovo finanziamento con le stesse caratteristiche. Il debito si rinnova, l’auto cambia, il meccanismo resta invariato.

Chi sceglie di restituire l’auto senza acquistarne una nuova si trova di fronte a un’ulteriore insidia. Al momento della riconsegna, la concessionaria invia un perito il cui compito è documentare ogni imperfezione del veicolo: un graffio sul paraurti può valere 300 euro, un cerchio in lega rigato altri 150, gli interni usurati 400 euro, le gomme consumate altri 300. Perizie di questo tipo possono abbattere il valore garantito anche di 4.000 o 5.000 euro. I contratti non prevedono tolleranze per il normale uso del veicolo: l’auto, secondo le clausole scritte, deve essere riconsegnata in condizioni perfette. Se la perizia evidenzia danni o usura, il cliente deve versare immediatamente la differenza tramite bonifico, oppure rifinanziare.

Dal punto di vista di chi vende, la logica è trasparente. Un venditore che cede una Pandina in contanti porta a casa una provvigione tra i 15 e i 20 euro. La stessa auto venduta con un pacchetto completo che include finanziamento con maxirata, assicurazione sul credito e servizi accessori genera una provvigione tra i 200 e i 300 euro. L’interesse economico del venditore è oggettivamente opposto a quello del cliente.

Per chi cerca una seconda auto da utilizzare nella vita quotidiana, senza voler gravare sul bilancio familiare, la strada più efficiente dal punto di vista finanziario è orientarsi verso un’auto usata di cinque o sei anni, acquistata possibilmente in contanti o con un finanziamento tradizionale a tasso fisso e durata breve, verificando il TAEG effettivo prima di firmare qualsiasi documento. Un modello usato acquistato a 7.000 o 8.000 euro, pagato interamente, costa meno della metà di quello che si spende in tre anni di maxirata su un’auto nuova che non si possiede ancora.

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