Il progetto, affidato a INDIRE e avviato il 9 aprile, attua le nuove Linee guida sull’educazione civica e i programmi scolastici riformati
Il 9 aprile INDIRE ha avviato un programma di formazione destinato a tutto il personale della scuola italiana: docenti, dirigenti, personale ausiliario. L’iniziativa è stata annunciata direttamente dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara attraverso una lettera indirizzata alle famiglie, un gesto insolito per un ministro che ha scelto di comunicare la misura non tramite un comunicato istituzionale ma con un messaggio personale ai genitori.
La lettera è breve, diretta e centrata su tre concetti: rispetto, empatia e parità nelle relazioni. Valditara scrive di una società in cui «prevaricazione, violenza ed esaltazione dell’Io sono diffuse» e indica nella scuola uno degli strumenti principali per invertire questa tendenza. Una diagnosi netta, senza filtri diplomatici.
Il programma formativo non nasce dal nulla. Si inserisce in una cornice normativa precisa, costruita negli ultimi mesi dal Ministero. Il primo riferimento è il decreto n. 183/2024, che ha adottato le nuove Linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica. Il secondo è il decreto n. 221/2025, che ha aggiornato le Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, ovvero i programmi scolastici che guidano l’insegnamento dai tre ai quattordici anni.
INDIRE, l’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa, è l’ente pubblico che ha il compito di progettare e gestire i percorsi formativi per il personale scolastico a livello nazionale. Affidargli questo programma significa strutturarlo su scala sistemica, non lasciarlo alla discrezionalità dei singoli istituti o alle iniziative sporadiche dei collegi docenti.
I corsi si concentrano su quattro aree tematiche: educazione al rispetto, educazione alle relazioni, sviluppo dell’empatia e promozione della parità. Quest’ultimo punto richiama direttamente il tema della parità di genere, anche se la lettera di Valditara non lo esplicita con questa formula, preferendo un linguaggio più ampio che includa «rapporti paritari» come categoria generale dei rapporti interpersonali.
Il richiamo all’empatia, in particolare, è trattato dal ministro con una definizione operativa: «entrare in sintonia con l’altro, saper condividere, volere il bene dell’altro». Non si tratta di un concetto lasciato vago ma di una competenza che il percorso scolastico dovrà concorrere a sviluppare attivamente. Valditara collega esplicitamente l’empatia alla costruzione di «una società fondata sulla dignità e sulla autentica libertà di ogni persona».
La scelta di scrivere direttamente ai genitori non è casuale. Nelle ultime stagioni scolastiche il rapporto tra famiglie e istituzione scolastica si è fatto spesso conflittuale: episodi di aggressioni ai docenti, genitori che contestano le valutazioni in aula, casi di bullismo gestiti con difficoltà proprio per la mancanza di collaborazione tra scuola e famiglia. Valditara chiama esplicitamente in causa questa dimensione, parlando di un impegno che «dobbiamo portare avanti insieme, scuola, famiglie, istituzioni».
Il modello sotteso all’iniziativa è quello della responsabilità condivisa. La scuola forma i docenti, i docenti lavorano con gli studenti, le famiglie sostengono il percorso. Una catena che funziona solo se ciascun anello regge.
Dal punto di vista didattico, i nuovi programmi scolastici emanati con il decreto n. 221/2025 segnano una discontinuità rispetto alle Indicazioni nazionali precedenti, in vigore dal 2012. Il testo del 2012 aveva già introdotto il concetto di «cittadinanza attiva» ma senza declinarlo in modo specifico sul tema delle relazioni interpersonali e della parità. Le nuove Indicazioni rendono questi contenuti strutturali, non opzionali.
La formazione del personale è il presupposto tecnico perché i nuovi programmi vengano effettivamente applicati nelle classi. Senza docenti preparati a tradurre in pratica didattica concetti come empatia e rispetto, anche il testo normativo più preciso rimane lettera morta. INDIRE dovrà quindi produrre materiali, moduli e strumenti di valutazione che rendano i corsi fruibili e misurabili nei risultati.
Il coinvolgimento attivo degli studenti, citato nella lettera, suggerisce che i percorsi formativi punteranno su metodologie partecipative: laboratori, discussioni guidate, simulazioni di situazioni conflittuali. Un approccio che si distanzia dalla lezione frontale tradizionale e che richiede ai docenti competenze relazionali oltre che disciplinari.
Le nuove Indicazioni nazionali si applicano dalla scuola dell’infanzia al termine del primo ciclo, quindi fino alla terza media. Questo significa che il lavoro sull’empatia e sul rispetto inizia con bambini di tre anni e accompagna gli studenti fino ai quattordici. Una continuità verticale che il sistema scolastico italiano raramente ha saputo garantire con coerenza.


