Cubish trasforma ogni metro quadro di terra in un archivio digitale geolocalizzato
Cubish trasforma ogni metro quadro di terra in un archivio digitale geolocalizzato

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Cubish suddivide il pianeta in celle di 10x10 metri e ancora i file digitali ai luoghi fisici: brevetto depositato il 10 marzo 2025, ecco come funziona.
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La conoscenza è il faro che illumina ogni nostro passo.

La startup italiana ha depositato il 10 marzo 2025 un brevetto che suddivide il pianeta in celle di 100 metri quadri ciascuna, collegando file e contenuti ai luoghi fisici dove hanno senso

Diecimila centimetri per diecimila centimetri. È questa la misura con cui Cubish vuole riscrivere il rapporto tra dato digitale e spazio fisico. La piattaforma non offre un altro servizio di cloud storage: propone un sistema di ancoraggio geospaziale in cui ogni documento, audio, video o immagine viene associato a una cella precisa della superficie terrestre, chiamata Cube. Il brevetto depositato con il numero 102025000004906 protegge questa architettura e ne certifica l’originalità tecnica.

Il principio di funzionamento parte da una griglia invisibile che ricopre l’intero pianeta. Ogni cella misura esattamente 10 metri per 10 e possiede coordinate univoche. Dentro quella cella, l’utente può creare il proprio Cube Domain, uno spazio digitale geolocalizzato di cui detiene la proprietà esclusiva. La distinzione tra Cube e Cube Domain non è solo terminologica: il primo è l’unità infrastrutturale di proprietà di Cubish, il secondo è la proprietà dell’utente, il suo indirizzo nel mondo aumentato.

Lo strumento per rivendicare e gestire questi spazi si chiama Explorer. Funziona come un’interfaccia di scoperta territoriale e consente di individuare qualsiasi punto del globo, verificarne la disponibilità e acquisire il dominio corrispondente. Chi possiede un Cube Domain controlla cosa appare in quello spazio di 100 metri quadri quando qualcuno vi accede tramite l’applicazione.

Il sistema prevede anche un meccanismo di espansione. Un utente può collegare Cube aggiuntivi al proprio dominio principale, costruendo una rete di spazi digitali distribuiti sul territorio. Questa funzione cambia la logica della presenza fisica per le organizzazioni: un’azienda con sedi a Milano e Roma può unire i due punti sotto un unico dominio, creando un corridoio digitale tra luoghi geograficamente lontani. Lo stesso vale per aree vaste come parchi naturali, distretti produttivi o grandi complessi architettonici, dove la copertura richiede più celle collegate tra loro.

I formati di contenuto compatibili coprono un raggio applicativo ampio. Un Cube Domain può contenere testi con istruzioni tecniche consultabili direttamente sul macchinario da riparare, file audio con guide naturalistiche o sessioni di birdwatching, video con tutorial legati a una location specifica come un’area fitness all’aperto, fotografie che mostrano confronti storici tra lo stato attuale di un edificio e la sua configurazione passata, PDF con mappe stampabili per attività di orientamento urbano. Ogni tipologia di file trova la sua utilità massima nel momento in cui l’utente si trova fisicamente nel luogo a cui quel contenuto è ancorato.

Questo aggancia il digitale alla fisicità in modo diverso da qualsiasi QR code o tag NFC. Non serve un’etichetta stampata su una superficie: il contenuto esiste nello spazio, indipendentemente da supporti materiali. Chiunque acceda all’app e si trovi dentro quel perimetro di 100 metri quadri visualizza automaticamente ciò che il proprietario del dominio ha scelto di pubblicare.

Le applicazioni più evidenti riguardano il turismo culturale, la gestione industriale e la comunicazione pubblica. Un museo può associare a ogni sala un video esplicativo visibile solo da chi vi si trova fisicamente. Un’amministrazione comunale può caricare voci istituzionali o guide sonore collegate a monumenti specifici. Un’azienda manifatturiera può distribuire manuali operativi aggiornati che compaiono sul dispositivo dell’operatore nel momento in cui si avvicina a una determinata macchina.

Cubish ha integrato nella piattaforma un accesso diretto a ChatGPT per supportare gli utenti nella generazione di idee sui contenuti da pubblicare nei propri domini. La funzione è pensata per chi non ha competenze creative strutturate ma vuole valorizzare un territorio o uno spazio commerciale. Parallelamente, la società sta sviluppando una chat AI proprietaria che fungerà da consulente interno alla piattaforma, guidando la scelta dei formati e dei casi d’uso più adatti alle esigenze specifiche di ciascun utente senza richiedere conoscenze tecniche pregresse.

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