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Intervista a Ornella Auzino

Cresciuta in una famiglia la cui vita era intrecciata con l'arte della pelletteria, ha visto l'azienda di famiglia prosperare nei decenni d'oro degli anni '80, per poi affrontare tempi difficili con la grande crisi economica prima del 2000

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Ornella Auzino intervista esclusiva OKmamma

Mamma, moglie, divulgatrice, imprenditrice. Una donna forte, una vera fonte di ispirazione.

Ornella Auzino è una imprenditrice napoletana, nata nel 1980, mamma e moglie dedicata e appassionata del suo lavoro. Cresciuta in una famiglia la cui vita era intrecciata con l’arte della pelletteria, ha visto l’azienda di famiglia prosperare nei decenni d’oro degli anni ’80, per poi affrontare tempi difficili con la grande crisi economica prima del 2000. Nonostante l’azienda familiare abbia vissuto il dolore del fallimento, e nonostante la decisione iniziale di allontanarsi dal mondo della pelletteria, un cambiamento significativo si è verificato con la nascita di sua figlia, rinnovando in lei la determinazione e l’aspirazione di riprendere il mestiere di famiglia. Con una rinnovata passione e una visione fresca, ha fondato la sua azienda, iniziando un nuovo capitolo nella sua carriera imprenditoriale. Il percorso non è stato privo di sfide, ma il suo impegno e la sua dedizione hanno reso possibile la rinascita e il successo nel campo della pelletteria, un settore in cui la qualità e la tradizione italiana sono valori inestimabili. La sua storia è un’ispirazione, dimostrando come la resilienza e l’amore per il proprio lavoro possano guidare al superamento delle avversità e al raggiungimento di nuovi traguardi. Oggi, mentre guida la sua azienda verso nuovi successi e partecipa a corsi di formazione per condividere la sua esperienza, continua a essere una fonte di ispirazione per molti nel settore della moda e pelletteria, promuovendo l’eccellenza e l’innovazione che caratterizzano il vero spirito imprenditoriale napoletano.

Ciao Ornella, grazie per averci concesso l’intervista. Ovviamente questa chiacchierata avrà come argomento principale il tuo mondo lavorativo, ovvero la pelletteria. Ma ci piacerebbe prima iniziare da qui: ci racconti la tua Napoli?

Grazie per l’opportunità di parlare di un argomento così vicino al mio cuore. Napoli è una città che incarna un contrasto affascinante tra le percezioni esterne e la realtà vissuta dai suoi abitanti. Cresciuta in questa meravigliosa metropoli, ho sempre percepito Napoli come una fonte inesauribile di ispirazione e maestria. Contrariamente all’immagine che spesso viene dipinta dai media, Napoli è un crogiolo di talenti e di impegno, un luogo dove la tradizione artigiana si tramanda di generazione in generazione. Nel campo della pelletteria, ad esempio, abbiamo assistito a una trasformazione significativa nel corso degli anni. Le aziende locali hanno saputo riconoscere e migliorare i punti deboli, trasformandoli in vere e proprie eccellenze. La pelletteria napoletana è rinomata per la sua qualità e per l’abilità manuale che distingue i nostri artigiani. Questi maestri del cuoio lavorano con una passione e una dedizione che sono il frutto di una lunga tradizione manifatturiera. Le aziende familiari, spesso criticate per il loro limitato accesso a personale extracomunitario, rappresentano in realtà un pilastro della nostra economia locale. Hanno mantenuto viva l’arte della pelletteria attraverso un impegno costante alla formazione e alla trasmissione del sapere. Questo approccio ha permesso di preservare un elevato standard di qualità e di personalizzazione, che è difficile da replicare su larga scala. Napoli, quindi, non è solo la città che vediamo rappresentata nei racconti di cronaca, ma è un luogo di apprendimento e di creazione, dove la bellezza si forgia nelle mani esperte dei suoi artigiani. È la mia “grande scuola”, il luogo dove ho imparato il valore del lavoro manuale e l’importanza della perseveranza. Spero che questa visione di Napoli possa ispirare anche altri a scoprire e riconoscere le numerose storie di successo e innovazione che continuano a fiorire in questa città.

Personalmente ho avuto la fortuna di visitare tantissime volte la tua città, sia da turista sia per lavoro, in passato mi occupavo di moda e una volta al mese ero al CIS di Nola a trovare i clienti. La cosa che mi ha sempre affascinata della città è l’incondizionata ospitalità e fiducia nel prossimo. E’ una mia sensazione o è davvero così?

Mi viene da dirti “NI”… Sì, il confronto con altri centri di eccellenza nella pelletteria, come Scandicci in Toscana, può offrire spunti interessanti per riflettere sulle differenze regionali nel settore. È vero che in Italia, spesso l’individualismo può rappresentare una sfida nella collaborazione tra aziende, un aspetto che può limitare l’innovazione e la crescita complessiva del settore. Napoli e la sua realtà artigianale non fanno eccezione. Mentre il forte senso di indipendenza e la passione per il proprio lavoro sono tratti che hanno alimentato l’arte della pelletteria e altri mestieri tradizionali, questi stessi attributi possono talvolta ostacolare la creazione di sinergie più ampie. In contesti dove la collaborazione è essenziale per l’innovazione e la competitività, il superamento di questa tendenza all’individualismo può aprire nuove opportunità. Un modo per affrontare questa sfida potrebbe essere promuovere una maggiore consapevolezza del valore aggiunto che la collaborazione può portare. Creare piattaforme di dialogo e di scambio tra le aziende, incoraggiare progetti congiunti e iniziative comuni potrebbe non solo migliorare la qualità dei prodotti, ma anche espandere i mercati per tutti i partecipanti. Inoltre, il supporto a livello istituzionale e l’investimento in infrastrutture che facilitino la cooperazione potrebbero giocare un ruolo cruciale. Attraverso fiere, esposizioni e consorzi, si potrebbero valorizzare le competenze locali, mantenendo al contempo quella identità artigianale che distingue la pelletteria napoletana, pur aprendo a una dimensione di lavoro più collettiva e integrata.

Parlando della tuo lavoro ma anche di tendenze, ci racconti l’evoluzione delle borse nel corso del tempo? Come sono cambiati i gusti di noi donne?

Nel corso del tempo, il mondo delle borse ha subito una trasformazione notevole che riflette non solo cambiamenti stilistici, ma anche evoluzioni nel modo in cui le donne vivono la loro quotidianità e esprimono la loro identità. Tradizionalmente, le borse sono state considerate non solo accessori funzionali, ma anche simboli di status e di stile personale. Da questo punto di vista, possiamo identificare due categorie principali di amanti delle borse: le collezioniste e le utilitaristiche. Le collezioniste sono quelle che vedono nelle borse un investimento, un oggetto da ammirare e conservare, spesso alla ricerca di pezzi rari o di edizioni limitate. Le utilitaristiche, invece, privilegiano l’aspetto pratico, cercando borse che siano spaziose, comode e versatile per l’uso quotidiano. Negli ultimi anni, i gusti delle consumatrici hanno continuato a evolversi con una crescente enfasi sulla versatilità e sulla sostenibilità. Le donne oggi cercano borse che non solo siano alla moda, ma che possano adattarsi a diverse occasioni, da quelle formali a quelle più casual. Questo ha portato a un aumento della popolarità di design modulabili, con scomparti aggiustabili o rimovibili e materiali più resistenti e facili da mantenere. Un altro aspetto importante è l’attenzione crescente verso la sostenibilità. Sempre più consumatrici prediligono marchi che utilizzano materiali ecologici o che adottano pratiche di produzione etiche, riflettendo una maggiore consapevolezza ambientale e sociale. Infine, un fenomeno complesso e problematico nel settore è quello dell’overrunning. Questa pratica consiste nella sovraproduzione di borse , realizzate dalle stesse fabbriche che producono gli originali ma che non sono completamente conformi all’originale. Questo crea non solo problemi legali e etici, ma anche una diluizione del valore del marchio e confusione tra i consumatori che cercano autenticità e qualità. L’industria della moda sta cercando di combattere questo fenomeno attraverso una maggiore trasparenza nella catena di approvvigionamento e l’adozione di tecnologie come la blockchain per garantire l’autenticità dei prodotti. Questi cambiamenti riflettono un’evoluzione continua nel settore delle borse, che si adatta sempre più alle esigenze e ai valori delle donne moderne, mantenendo al contempo l’eleganza e lo stile che hanno sempre caratterizzato questo importante accessorio.

Vista la pubblicazione del tuo libro voglio chiederti una cosa molto semplice: perchè il mondo dei fake funziona così tanto? Un recente articolo parla di un giro d’affari di oltre 500 miliardi di dollari.

Il successo del mercato dei falsi può essere attribuito a diversi fattori, tra cui il costo accessibile, la percezione di “basso rischio” e le debolezze nelle narrative dei prodotti originali. La mia esperienza e osservazioni, come imprenditrice nel settore della pelletteria, hanno permesso di analizzare in profondità le dinamiche di questo fenomeno. Per iniziare, il mercato dei falsi prospera in gran parte per il prezzo. Molte persone desiderano prodotti di lusso, ma non possono o non vogliono pagare le somme elevate richieste per gli originali. I falsi offrono un’alternativa apparentemente “senza vittime”, permettendo ai consumatori di indossare ciò che ammirano a una frazione del costo. In secondo luogo, c’è una percezione diffusa che l’acquisto di falsi sia un reato di minore importanza, spesso ignorato dalle autorità. Questo rende il rischio sembrare trascurabile agli occhi di molti consumatori, aumentando la loro disponibilità a partecipare a questo mercato. Tuttavia, un aspetto meno discusso ma altrettanto importante è la narrativa che circonda i prodotti originali e i falsi. Tradizionalmente, le grandi marche hanno sottolineato la qualità e il lusso dei loro prodotti senza offrire una trasparenza sufficiente sulla loro produzione. Questo ha lasciato uno spazio che i produttori di falsi hanno sapientemente colmato, presentandosi talvolta come una “soluzione” a problemi economici, utilizzando una retorica che dipinge il produttore di falsi quasi come un “Robin Hood” moderno. Per contrastare efficacemente questo fenomeno, è essenziale cambiare il modo in cui viene raccontata la storia dei prodotti originali. Aprire le fabbriche, come hanno iniziato a fare alcuni grandi marchi, e mostrare il lavoro artigianale, le competenze e l’etica lavorativa può aiutare a creare una connessione emotiva e una comprensione più profonda del valore dei prodotti originali. Mostrare gli artigiani al lavoro, spiegare il processo produttivo, e enfatizzare l’impegno verso pratiche etiche e sostenibili può rafforzare il legame tra consumatori e prodotto originale, rendendoli meno inclini a rivolgersi ai falsi. Questa strategia non solo potrebbe ridurre il mercato dei falsi ma anche rafforzare l’immagine del marchio e aumentare la lealtà del cliente, basata su valori condivisi di trasparenza e responsabilità. In definitiva, educare i consumatori sull’importanza di scegliere prodotti autentici e sulle implicazioni etiche della loro scelta di acquisto è fondamentale per ridurre la prevalenza e l’attrattiva del mercato dei falsi.

Hai mai visto borse false realmente simili alle originali ? Se si, ci racconti un aneddoto a tal proposito?

Sì, mi sono trovata di fronte a falsi davvero ben fatti, tanto da sorprendere perfino un esperto del settore come me. Uno degli aneddoti che ricordo con particolare chiarezza riguarda una amica che mi portò una borsa chiedendomi di valutarne l’autenticità. Era convinta di aver fatto un affare, avendo pagato la borsa una frazione del suo prezzo di listino in boutique. All’apparenza, la borsa sembrava impeccabile: i materiali erano di buona qualità, le cuciture regolari, e il design quasi identico a quello originale. Tuttavia, dopo un esame più attento, notai alcune sottili discrepanze nei dettagli, come le proporzioni leggermente sbagliate del logo e la qualità del metallo utilizzato per le finiture, che non era all’altezza degli standard del marchio originale. Inoltre, mancavano alcuni segni distintivi che sono solitamente molto difficili da replicare, come numeri di serie specifici e certi tipi di marcature interne. Ho spiegato alla mia amica che la borsa era un falso e, nonostante fosse un falso di alta qualità, non aveva il valore che lei credeva. La mia amica rimase sorpresa e delusa, avendo creduto di acquistare un prodotto originale a un prezzo vantaggioso. Questo episodio evidenzia come anche gli acquirenti più accorti possano essere ingannati da falsi ben realizzati e come il risparmio immediato possa trasformarsi in una perdita sia economica che di fiducia. Questo tipo di esperienze mi ha spinto a educare sempre più le persone sull’importanza di acquistare da rivenditori autorizzati e sulla necessità di fare attenzione alle offerte che sembrano troppo belle per essere vere. La conoscenza è fondamentale per proteggersi dalle truffe e per valorizzare l’artigianato autentico che sta dietro ai veri prodotti di lusso. Evitare inoltre di acquistare prodotti dalle fabbriche perchè pagano tanto per prodotti che non potranno nemmeno essere rivenduti.

La concia delle materie prime gioca spesso un ruolo chiave. Ci racconti qualcosa su questa lavorazione e di come il prezzo può variare a seconda del pellame e del trattamento? A cosa dobbiamo fare attenzione quando compriamo un accessorio di pelle?

La concia delle pelli è un processo antico e fondamentale che trasforma la pelle grezza in un materiale durevole, lavorabile e esteticamente piacevole. Questo processo influisce notevolmente sul costo, la qualità e l’aspetto finale del prodotto in pelle, come le borse. Ecco alcuni aspetti chiave della concia e suggerimenti su cosa fare attenzione quando si acquista un accessorio in pelle: 1. Tipi di Concia Concia al Vegetale: Utilizza tannini naturali estratti da piante. Questa concia è ecologica e conferisce alla pelle un colore caratteristico e una patina che si sviluppa con l’uso. La pelle conciata al vegetale è generalmente più rigida e può scricchiolare se manipolata. Concia al Cromo: Più comune e rapida rispetto alla concia vegetale, usa sali di cromo per rendere la pelle più morbida e flessibile. È meno ecologica ma permette una vasta gamma di finiture e colori vivaci. 2. Qualità del Pellame Il prezzo della pelle può variare significativamente in base alla sua origine e qualità. Le pelli europee, ad esempio, sono spesso considerate di qualità superiore rispetto a quelle provenienti da regioni più aride, a causa delle migliori condizioni di allevamento degli animali. Fiore: La parte superiore della pelle, la più pregiata e meno danneggiata. Crosta: La parte interna, dopo che il fiore è stato rimosso, meno pregiata ma ancora utilizzabile. 3. Impatto Ambientale Considerare l’impatto ambientale della concia, soprattutto riguardo l’uso di cromo e altri prodotti chimici. Le concerie moderne stanno cercando di ridurre questo impatto attraverso metodi di trattamento più sostenibili e il riciclo delle acque. 4. Cosa Fare Attenzione Quando si Acquista Origine e Certificazioni: Verificare l’origine della pelle e cercare certificazioni che attestino pratiche etiche e ambientali durante il processo di concia. Aspetto e Tocco: La qualità della pelle può essere percepita attraverso il tocco; la pelle di alta qualità si sente liscia, morbida e flessibile. Odore: La pelle di qualità non deve avere odori chimici forti, che possono indicare l’uso eccessivo di trattamenti artificiali. Dettagli di Finitura: Controllare cuciture, bordi e finiture. In una borsa di alta qualità, questi dettagli dovrebbero essere eseguiti con grande attenzione. 5. Prezzo Il prezzo della pelle è spesso un buon indicatore della sua qualità. Pelli più economiche potrebbero provenire da processi di concia meno sostenibili o essere trattate per nascondere imperfezioni. Quando scegli un accessorio in pelle, investire in prodotti provenienti da brand noti o che rendono noti le loro pratiche sostenibili e etiche può non solo garantirti un prodotto di alta qualità ma anche supportare pratiche commerciali responsabili.

Parlando invece di imprenditoria femminile, cosa significa fare impresa in Campania e nello specifico a Napoli?

Fare impresa in Campania, e specificamente a Napoli, come imprenditrice presenta sfide uniche, ma offre anche opportunità notevoli. L’accesso al credito può essere un ostacolo significativo, poiché le imprenditrici spesso incontrano maggiori difficoltà rispetto agli uomini nel ricevere finanziamenti per avviare o espandere le loro attività. Anche la mancanza di una rete di supporto strutturata può rendere complicato trovare mentorship e consigli qualificati, benché le reti professionali femminili stiano crescendo e sviluppandosi. Inoltre, i pregiudizi di genere possono ancora rappresentare una barriera significativa, con aspettative sociali che talvolta non valorizzano adeguatamente l’ambizione e il successo femminile in ambito imprenditoriale. Tuttavia, nonostante queste sfide, vi è una crescente presenza femminile nel mondo dell’imprenditoria in Campania. Le donne leader stanno emergendo, rompendo i soffitti di cristallo e diventando punto di riferimento per le nuove generazioni. Le donne tendono ad apportare nuove prospettive nel business, spesso orientandosi verso l’innovazione e la diversificazione. A Napoli, questo può tradursi nella rivitalizzazione di settori tradizionali come la pelletteria, con un occhio più attento alle pratiche sostenibili e etiche. Negli ultimi anni, vi sono stati maggiori sforzi da parte delle istituzioni locali e regionali per supportare l’imprenditoria femminile attraverso incentivi, formazioni e accesso a reti di supporto. Molte imprenditrici in Campania si concentrano non solo sul profitto, ma anche sull’impatto sociale del loro lavoro, promuovendo la responsabilità sociale d’impresa e contribuendo allo sviluppo economico locale. Nel settore specifico della pelletteria, che ha radici profonde in Campania, le imprenditrici stanno spesso alla guida di un movimento che cerca di bilanciare tradizione e innovazione. Il futuro della pelletteria dipenderà molto dalla capacità delle imprese locali di rimanere competitive, attente alle tendenze del mercato e aperte a nuovi modelli di business sostenibili. Fare impresa a Napoli come donna può essere arduo, ma è anche ricco di possibilità. La chiave del successo risiede nell’abilità di navigare le complessità del contesto locale, capitalizzare sulle opportunità di crescita e continuare a spingere per un ambiente imprenditoriale più inclusivo e paritario.

Come ti dicevo all’inizio, io a Napoli ho sempre trovato imprenditori e persone straordinarie, eppure quello che sovente traspare dai media è che il napoletano se può ne approfitta e ti frega. A tuo avviso, come mai c’è questa percezione? la colpa è solamente dei media?

La percezione negativa che spesso circonda Napoli e i napoletani, specialmente nei media, è un problema complesso che deriva da una serie di fattori storici, culturali e sociali. Napoli ha una lunga storia associata al crimine organizzato, come la Camorra, che ha contribuito a creare un’immagine duratura e difficile da cambiare. Questo background storico si intreccia spesso con la percezione contemporanea della città. I media tendono a enfatizzare storie che possono attirare l’attenzione del pubblico, e un evento negativo a Napoli può essere percepito come più “vendibile” rispetto allo stesso evento che accade in altre parti d’Italia, come Milano. Questo tipo di copertura mediatica non solo perpetua stereotipi negativi, ma può anche distorcere la realtà. Mentre la criminalità è certamente un problema reale, la vasta maggioranza dei napoletani e delle attività commerciali operano nella legalità e contribuiscono positivamente alla società. Tuttavia, le storie di successo e le quotidiane dimostrazioni di integrità e innovazione ricevono meno attenzione mediatica rispetto agli episodi di crimine. La generalizzazione è un altro grande problema; è facile per l’opinione pubblica e per i media fare di tutta l’erba un fascio, estendendo gli atti illeciti di alcuni a tutta la popolazione, creando così un’immagine distorta che non riflette la realtà complessa e variegata della città e dei suoi abitanti. Inoltre, c’è una responsabilità a livello di governo locale e nazionale per contrastare efficacemente la criminalità e promuovere un’immagine più equilibrata della città. Investimenti in educazione, infrastrutture e sviluppo economico possono aiutare a migliorare tanto la realtà quanto la percezione di Napoli. In conclusione, mentre i media giocano un ruolo significativo nel mantenere certi stereotipi, è importante riconoscere che la soluzione a questo problema è multiforme. Richiede un approccio olistico che comprenda miglioramenti tangibili nelle condizioni di vita, una rappresentazione mediatica più equa e uno sforzo collettivo per valorizzare e promuovere le molteplici realtà positive di Napoli e della sua popolazione.

A tuo modo di vedere, cosa dovrebbe fare il governo per il meridione sul tema lavoro? Quale suggerimento ti sentiresti di dare alla ministra Calderone?

Per rilanciare il lavoro nel Meridione, il governo potrebbe effettivamente considerare il Sud Italia come un hub centrale per una rinascita manifatturiera, sfruttando al massimo le infrastrutture esistenti come porti e aeroporti che offrono collegamenti vitali a livello internazionale. Questo potrebbe non solo favorire lo sviluppo economico locale ma anche alleviare la pressione sulle regioni settentrionali, tradizionalmente più industrializzate. Un suggerimento concreto per la ministra Calderone sarebbe di incentivare investimenti significativi in tecnologie avanzate e sostenibili nel settore manifatturiero del Sud. Questo potrebbe includere incentivi fiscali per le aziende che decidono di investire in Campania, Puglia e altre regioni meridionali, nonché sussidi per la formazione e il riallineamento delle competenze dei lavoratori locali verso industrie ad alta tecnologia e sostenibilità. 

Inoltre, è fondamentale migliorare l’infrastruttura logistica per rendere il Sud più attraente per le imprese internazionali. Ciò potrebbe includere l’ampliamento degli aeroporti, l’aggiornamento delle reti ferroviarie e l’ottimizzazione delle rotte marittime per facilitare il commercio. Un altro aspetto chiave potrebbe essere il potenziamento dell’istruzione e della formazione professionale, focalizzando l’attenzione sulle competenze richieste dai settori manifatturieri moderni, come la robotica, l’automazione e le energie rinnovabili.

Creare partenariati tra università, istituti tecnici e aziende potrebbe accelerare questo processo, garantendo che i giovani del Sud siano pronti a entrare in un mercato del lavoro in evoluzione. Infine, è essenziale combattere l’evasione fiscale e migliorare la trasparenza e l’efficienza della pubblica amministrazione per creare un ambiente più favorevole agli investimenti. Il governo dovrebbe lavorare per garantire che le leggi e i regolamenti siano applicati equamente, rafforzando la fiducia in queste regioni come luoghi sicuri e redditizi per fare affari. Implementare queste misure potrebbe non solo rivitalizzare l’economia del Meridione, ma anche contribuire a ridurre il divario economico tra il nord e il sud dell’Italia, promuovendo uno sviluppo più equilibrato e sostenibile a livello nazionale.

Siamo in chiusura e solitamente chiediamo di progetti futuri. Ma essendo io mamma, voglio chiederti come si affronta la vita dopo quello che hai passato tu. Che consigli di senti di dare alle mamme che stanno vivendo una cosa simile?

La vita mi ha concesso il dono immenso di essere madre due volte: di un angelo che ora veglia su di me dal cielo e di un altro che cammina al mio fianco sulla terra. Perdere un figlio pone davanti a sfide immense; una parte di te si spegne, mentre un’altra deve continuare a vivere nel modo migliore possibile, in onore del figlio che ti ha lasciato. Ogni giorno imparo a convivere con questo dolore, e cerco di immaginare che un pezzo di Federica sia presente in ogni mio progetto. Sto lavorando per creare corsi di formazione per giovani autistici, per facilitare il loro inserimento nel mondo del lavoro, in fabbriche o in contesti dove la disabilità possa trasformarsi in un’opportunità. Mia figlia mi ha insegnato l’importanza di amare profondamente la vita e di sforzarsi di migliorare il mondo, cominciando dal nostro piccolo. Questo impegno non è solo un atto di beneficenza, ma una vera e propria missione educativa: è essenziale prestare attenzione a chi ha meno e a chi è meno fortunato. Nonostante il grande dolore, mi sento grata alla vita e mi sforzo di vivere con questo spirito ogni giorno. Grazie per questa intervista e ti aspetto a Napoli.

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