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Intervista a Marianna Porcaro

Da bambina facevo un gioco... e costruivo con le parole tutto quello che vedevo. Scrivere e osservare per me erano diventati sinonimi.

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Intervista a Marianna Porcaro

Quando lavoro, arte e cultura occupano un ruolo rilevante nella vita.

Appassionata di cinema, fotografia e musica, alchimia e cultura giapponese, collabora con diverse riviste su temi culturali, diritti civili e tutto ciò che è manifestazione della cultura umana, semplicemente perché non può farne a meno. Divoratrice di libri, spettacoli e mostre. Crede nel potere dell’arte e nel bisogno di scrivere quando il dettaglio mancante scompagina il senso delle cose, la scrittura è per lei una necessità, durante la stesura di qualsiasi testo in scena va sempre un ragionamento, usa la scrittura per capire non per insegnare cosa sia giusto pensare. Adora i Festival dai libri alla musica, i concerti e gli spazi di dibattito. Giornalista con il debole per le relazioni. Ricercatrice di bellezza per necessità. Segue come freelance progetti di cinema e spettacolo, si occupa di comunicazione per importanti aziende. Il suo punto debole? la sorella Martina.

Ciao Marianna, in questa intervista vorremmo parlare di lavoro, studenti, futuro e stati d’animo. Ma partiamo proprio da qui. Sei felice? Cos’è per te la felicità?

Sì. La mia vita ha i grovigli di una matassa e qualche nodo da marinaio. Procede in un disordine chiassoso e colorato. Spesso, troppo spesso, mi sono accorta del bello che l’ha attraversata a posteriori. Sono stata troppo concentrata a parare i colpi, a realizzare i progetti, a non deludere aspettative, a costruire ricordi. Stamattina invece, improvvisamente, come pochissime altre volte, ho provato un sentimento di profonda gratitudine per quello che ho. E’ stato un attimo, una risata esplosa in sincrono, di cuore, liberatoria, scatenata da una parola. Una briciola di felicità, una consapevole presa d’atto, un grazie pacato, come deve essere a volte la vita. Quindi, se mi chiedessi oggi cos’è la felicità ti risponderei così: vivere il presente lasciando andare il passato, essere se stessi senza farsi condizionare dal giudizio e dalle aspettative degli altri, non voler sembrare sempre migliori.

Ascoltando diverse mamme che oggi hanno figli/e adolescenti, quello che emerge è un senso di paura, incertezza, ansia per il futuro. Tante donne che ci scrivono dicono “spero mia figlia si laurei e vada via dall’Italia velocemente”. Che idea hai in merito? L’Italia non ha niente da offrire ai nostri ragazzi?

Flessibilità, salute mentale, attenzione all’impatto ambientale e sociale sono sempre più importanti per le nuove generazioni. In Italia sette intervistati su dieci affermano che famiglia e amici sono più importanti della carriera. Un dato che ci fa riflettere sulla grande importanza attribuita al work-life balance e al lavoro ibrido. Dopo la pandemia sono cambiate tante dinamiche che hanno incentivato molti giovani verso la fuga all’estero: retribuzioni, prospettiva di carriera, contesto di fiducia e di stabilità, welfare, qualità della vita. In realtà penso che servano politiche di inserimento nel mondo del lavoro, anche in relazione al contesto europeo, la chiave per non perdere l’entusiasmo nelle nuove generazioni è riaffermare i diritti acquisiti ma declinarli anche secondo la chiave della sostenibilità, assicurando a tutti non solo il diritto alla casa, ma una abitazione efficiente e con basse bollette, modalità di trasporto non inquinanti all’interno di città più vivibili e un diritto al lavoro che sia sostenibile dal punto di vista sociale e ambientale. Se riusciremo a fare questo nel nostro paese, i nostri ragazzi non sentiranno più il bisogno di cercare altrove il loro posto nel mondo.

Secondo te, i ragazzi d’oggi hanno la forza e la determinazione che ha contraddistinto la generazione dei loro genitori nati a cavallo degli anni 80?

I giovani hanno forza e determinazione ma la chiave d’ingresso verso il futuro passa attraverso la logica della complessità unita al dialogo tra le generazioni. Questa nostra epoca è la sintesi tra struttura ed evento, fra spazio locale e spazio globale, tra protagonismo individuale e mobilitazione collettiva. Dal mio punto di vista elogio la nuova generazione perché è trasgressiva, perché vive nei fatti e nella voglia di non seguire quanto ha ricevuto. Elogio la loro trasgressione perché è voglia di verità e di novità, di autenticità e sono più generosi dei giovani di un tempo.

Data la sua esperienza, quali decisioni hanno condizionato la Marianna di oggi? Hai una sliding door che ha segnato la donna che sei?

Più che decisioni, ciò che ha determinato la Marianna di oggi è la paura. Ho sempre scelto permeata dall’ebbrezza di uno spazio infinito. Ho cercato in ogni ambito della vita il cambiamento come nutrimento fertile della mia anima. Non ho mai amato stare seduta su una sedia, ho sempre cercato nuovi punti di vista che mi hanno resa famelica nei confronti della realtà, credo che il coraggio di essere felice implica anche il coraggio di essere disapprovati e a me questo piace tantissimo. Ho sempre amato il confronto, perché nasce da posizioni diverse, ed è una grande opportunità per conoscere se stessi e chi ci circonda.

Parlando prettamente di cultura e istruzione, se oggi dovessi parlare ai ragazzi del liceo quali suggerimenti e percorso di studi suggeriresti di intraprendere per essere pronti al mercato del lavoro?

Doris Lessing diceva che l’apprendimento è quando, all’improvviso, capisci qualcosa che sapevi da sempre, ma in modo diverso. Eccolo il consiglio che porterei ai ragazzi del liceo: trasformate la teoria in pratica, cercatevi nell’interdisciplinarità, non fermatevi alla mera lezione, la curiosità è un capriccio della mente, una rivoluzione, dategli spazio, lasciate che domini i vostri punti di vista e poi fortificate la vostra mentalità, costruitela, non ereditate passivamente ciò che è stato detto da altri, imparate a spostare le vedute e non stancatevi di scalare le montagne e di immergervi nella profondità del mare. Tutto questo sarà solo l’allenamento per arrivare a fare la grande differenza anche nel mondo del lavoro.

Questo 2024 lo possiamo definire come l’anno dell’avvento definito dell’intelligenza artificiale. Che idea ti sei fatta? La vedi come un’opportunità?

Sfruttare le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale può portare ad un enorme vantaggio competitivo, al contrario, ignorarle può comportare il rischio di restare indietro. L’intelligenza artificiale non è solo un’opportunità ma è una necessità. Per sfruttare appieno questa tecnologia, è fondamentale investire oggi nella formazione del personale all’interno delle aziende. L’AI non è solo un territorio per tecnici, tutta l’azienda deve essere coinvolta per sfruttare i suoi vantaggi. Che si tratti di automatizzare le attività di marketing, migliorare il servizio clienti o analizzare i dati, l’intelligenza artificiale ha il potenziale per trasformare e far prosperare qualsiasi business.

Sentire la paura e non lasciare che ne condizioni le scelte

Marianna Porcaro scrittrice

Parlando di sentimenti e di stati d’animo, cos’è la paura? Fallimento, accrescimento, cambiamento ci dai la tua visione su come affrontare queste condizioni?

“Sentire la paura e non lasciare che ne condizioni le scelte”, questa è la mia leva emotiva più forte. Voglio farvi un esempio, a me piace prendermi cura delle piante, ti insegnano un sacco di cose. Non gli dai l’acqua per un giorno solo e ti ritrovi con le foglie afflosciate. Le curi tutti i giorni senza notare un minimo cambiamento e, quando stai per arrenderti, da quel vaso desertico che non dà più segni di vita da mesi, spunta fuori un germoglio. Perché essere consapevoli implica necessariamente il saper dosare la propria emotività e avere costanza saper accettare l’inverno prima di farsi primavera. L’acqua con cui annaffio la mia vita è la paura, non potrei vivere senza, è stata movente di idee e progetti.

Quando ci siamo sentite, ci avevi parlato di un tuo nuovo progetto lavorativo davvero molto interessante. Ti va di raccontarlo anche alle nostre lettrici?

Arriva un momento nella vita che senti il bisogno di creare qualcosa che possa parlare di te e nello stesso tempo coinvolgere più persone, ho sempre amato la scrittura perché mi ha permesso di entrare nel mondo degli altri in punta di piedi e senza fare rumore, sto raccogliendo tante testimonianze di Donne che sono riuscite a superare momenti particolari della loro vita, si sono ribellate alle regole di un sistema che le vuole poco attive al sociale, una nuova esperienza che mi sta facendo scoprire mondi nuovi e universi di pensiero sempre più coesi e rivoluzionari. Da questo percorso quello che uscirà fuori sarà una bella sorpresa.

Rimanendo su questo argomento, vogliamo chiedere anche a te un parere che per noi è molto importante, ovvero: come vedi il ruolo di noi donne nel mondo del lavoro? Come sai, è un argomento che ci piace toccare in tutte le nostre interviste.

Questo è il mio argomento, scherzo, ho sempre avuto una visione donna-centrica all’interno delle aziende perché mai come in questo particolare momento storico penso che il futuro del lavoro sia Donna. Nessun robot sarà in grado di replicare le soft skills, ovvero le capacità emotive e relazionali. Femminili saranno i modi di organizzare le aziende, perché le gerarchie rigide e il comando verticale non funzioneranno più in uno scenario complesso, veloce e incerto. Non si tratta infatti di capire chi vincerà la battaglia tra uomo e AI, ma come cambieranno la gestione del tempo e dello spazio di lavoro, le relazioni e la nostra identità, il modo di cercare e di vivere un impiego. Imparare a condividere obiettivi, dare e generare fiducia, mostrandoci vulnerabili e capaci di metterci in ascolto.

Siamo in chiusura, abbiamo toccato diversi argomenti ma non abbiamo affrontato due tue grandi passioni: la scrittura e l’arte. Ce ne parli? come sono nate?

Da bambina facevo un gioco, mi allenavo a scrivere con gli occhi. Scrivevo prima con gli occhi e poi con le mani. Costruivo con le parole tutto quello che vedevo. Materializzavo i sentimenti in gesti, sguardi, persone, oggetti, luoghi. Usavo la scrittura come una fotografia, tanto che scrivere e osservare per me erano diventati sinonimi. 

Così scrivere per immagini è stato il mio obiettivo da sempre, un serbatoio da cui attingere per perfezionare i movimenti del narrare. Scrivere, mettere in fila le parole, una dietro l’altra, disegnare mondi sommersi ed emersi, inseguire una perfezione che non puoi trovare, ma cercarla, ostinatamente, scavando anche a mani nude. E’ stata la scrittura che mi ha avvicinata all’arte in ogni settore, aiutandomi a diventare un profilo scomodo ed entusiasmante, fuori dagli schemi, credo che non potrei mai vivere senza questa grande bellezza, perché oggi da questa sono definita.

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