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Intervista a Silvia Natale

Un punto di riferimento per professionisti e manager desiderosi di un cambio di rotta.

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Come competere nei processi di selezione oggi sempre più strutturati?

Silvia Natale, nata a La Spezia, laureata in Giurisprudenza, vive e lavora a Milano dal 2009. Dopo un’esperienza decennale nell’ambito della ricerca e selezione di personale qualificato maturata presso tre diverse realtà Milanesi, nel 2019 decide di rinunciare ad un contratto a tempo indeterminato per fondare CV START, hub di consulenti esperti nel campo della Consulenza di Carriera e Personal Branding.

Curricula mal redatti e di difficile interpretazione, personal branding poco curato anche in sede di colloquio, scarsa conoscenza delle opportunità attuali di lavoro compatibili con il proprio percorso professionale. Veri e propri ostacoli che, inconsapevolmente, vengono a porsi tra la propria candidatura e le chance di essere selezionato per la posizione ricercata. Il progetto CV START nasce proprio dall’esigenza di dare un supporto concreto a chi, dopo un periodo di inattività o dopo una lunga militanza nella stessa azienda, non ha gli strumenti adeguati per poter competere e risultare di interesse nei processi di selezione oggi sempre più strutturati.

A febbraio 2023 Silvia Natale festeggia i suoi primi 4 anni di attività in proprio, potendo contare sul supporto di collaboratori esperti e su un passaparola che negli anni l’ha portata a diventare un punto di riferimento sia per professionisti e manager (italiani e non) desiderosi di un cambio di rotta professionale sia di aziende (dalle PMI alle multinazionali) a caccia di talenti

Negli ultimi anni abbiamo visto crescere, finalmente, il ruolo della donna negli ambienti lavorativi. Dalla tua posizione, che opinione hai in merito?

Da quando mi occupo di consulenza di carriera, ho avuto modo di registrare una crescita costante del numero delle consulenze fornite a donne che occupano posizioni anche di vertice. Il loro inserimento in aziende principalmente di medio-grandi dimensioni dimostra una tendenza ad includere le donne in ruoli chiave e con elevato potere decisionale. Un trend che vedo confermato anche quando seguo processi di ricerca e selezione per le aziende. Provando a sintetizzare le informazioni condivise con le mie clienti, non posso non evidenziare quanto sia ancora presente il tema del mobbing così come quello della differenza dei pacchetti retributivi tra uomini e donne.

L’imprenditoria femminile vanta casi di successo straordinari, ma ci è capitato di parlare con donne che hanno paura di mettersi in proprio. Se ti trovassi nelle condizioni di motivare una donna a lanciare la sua start-up, la sua attività, quali corde toccheresti?

Quando lavoro sul bilancio delle competenze di donne interessate a valutare una carriera in proprio (startup o libera professione), cerco di analizzare doti tecniche e attitudinali, provando a far emergere la loro propensione al cambiamento. Io per prima ho lavorato su me stessa per preparare per tempo il mio passaggio da dipendente a freelance; quindi, mi piace mettere a disposizione la mia esperienza (difficoltà e dubbi inclusi), cercando di fornire un punto di vista obiettivo e sincero. Posso dire che le paure ricorrenti nelle donne che puntano a mettersi in proprio riguardano l’incertezza economica, la mancanza di esperienza a livello decisionale ed il dubbio che una passione possa davvero trasformarsi in un vero e proprio lavoro.

La rete e i social hanno stravolto non solo il modo di comunicare, ma anche quello del business. Quali sono le basi per creare un personal branding forte, credibile e funzionale?

Fare «Personal Branding» significa utilizzare quelle tecniche di vendita tipiche del marketing che servono a persuadere i possibili clienti a comprare un prodotto, che, in questo caso, siamo noi. Su quali social si può fare personal branding? In realtà su tutti. La scelta di una piattaforma rispetto ad un’altra dipende principalmente dal nostro settore e dal target che vogliamo raggiungere. In alcuni settori la scelta è quasi obbligata: se ci occupiamo di moda o di food, ad esempio, Instagram è il miglior canale. Ma se il nostro obiettivo è farci conoscere come professionisti, non c’è social network migliore di LinkedIn.

Quando si va a un colloquio di lavoro, quanto contano le competenze se non siamo in grado di comunicarle adeguatamente? come si può migliorare questo aspetto?

Il modo in cui comunichiamo influisce profondamente sull’efficacia delle nostre azioni in ambito professionale. Grazie ad una buona comunicazione una persona in cerca di lavoro può prestare attenzione alle domande di un recruiter durante un colloquio per poi argomentare le proprie risposte in maniera pertinente. Arrivare preparati alla job interview è fondamentale. Ci sono alcuni accorgimenti da seguire quando ci prepariamo per un colloquio:

– rileggere attentamente la job description per comprendere a pieno la figura ricercata

– collegare i requisiti richiesti nella descrizione con la nostra persona, riordinando il nostro storytelling sottolineando le competenze in linea

– raccogliere informazioni sull’azienda: valori, mission&vision, tipo di business, numeri, feedback delle persone

– leggere il profilo di chi ci intervisterà: chi è, i suoi studi, il suo percorso, anche per valutare eventuali affinità con noi e creare empatia durante il colloquio, facendo domande

– curare lo standing: pensare in anticipo a come vestirsi, prendersi il giusto tempo per prepararsi (se è on-line) o per arrivare al luogo dell’incontro.

Le aziende ricevono ogni giorno tantissimi CV. Come si redige un curriculum efficace? A tal proposito, che suggerimento daresti a una giovane laureata che non ha esperienze lavorative da inserire?

La maggior parte dei curricula abitualmente utilizzati non sono scritti, ottimizzati, formattati e strutturati come ci si aspetterebbe, soprattutto da professionisti con background importanti in posizioni di responsabilità. Il cv è un documento semplice e snello in grado di esaltare in maniera sintetica solo quegli aspetti davvero rilevanti per chi dovrà valutarlo: focus su risultati e competenze chiave, ma anche sulle skills trasversali. Il recruiter apprezzerà la capacità di sintesi insieme all’abilità nel comunicare efficacemente rispetto ai requirements della posizione per cui ci si candida. Quando una giovane laureata muove i primi passi nel mondo del lavoro, non ha competenze tecniche da mettere a disposizione del proprio datore di lavoro che potrà valutare il suo profilo solo sulla base della sua capacità di “ingaggiare” relativamente alle proprie attitudini (soft skills) maturate durante il percorso accademico o grazie ad attività sportive o progetti di volontariato.

Silvia Natale - Founder & CEO

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Quali sono le difficoltà più comuni che i candidati incontrano durante il processo di selezione?

Per i pochi candidati che, grazie ad un buon cv, arrivano a partecipare ad un processo di selezione, le difficoltà riscontrato riguardano principalmente il momento del colloquio di lavoro poiché non si cura adeguatamente l’ascolto attivo e manca una capacità nel vendere al meglio le proprie competenze ed attitudini.
 

Per trovare lavoro magari in una grande città come Milano, Berlino o Parigi oltre alla laurea, quanto è importante la consapevolezza e il desiderio di “farcela”?

La motivazione è sicuramente di grande aiuto, insieme alla consapevolezza dei propri mezzi, l’ambizione di misurarsi in un contesto differente da quello di provenienza e l’umiltà di apprendere nuove dinamiche e abitudini.

 

Dal tuo osservatorio, quanto può influenzare un recluiter la “qualità” social di un candidato?

La reputazione di un candidato passa anche dalla percezione “social” che si ha all’esterno. Io stessa, come la maggior parte dei recruiter, prima di fissare un colloquio di lavoro, mi documento sui social per verificare lo stile di comunicazione del candidato. Quando mi imbatto in immagini e testi (solitamente su FB e IG) non particolarmente edificanti e che esprimono valori molto differenti da quelli dell’azienda, preferisco indirizzare l’attenzione verso altre persone capaci di investire sulla propria immagine professionale. E non si pensi che sia un problema solo legato ai giovani: su LinkedIn ci sono migliaia di professionisti senior che non si accorgono di quanti danni arrecano loro certi comportamenti superficiali (tramite post e commenti) a livello di reputazione.

Carriera e figli non sempre riescono a stare bene nella stessa frase. E’ ancora così? Cosa suggerisci a una giovane donna che vuol mettere su famiglia senza rinunciare alla crescita professionale?

Da sempre le donne riescono a conciliare vita privata e lavoro, perchè particolarmente votate all’organizzazione ed al multi-tasking. Invito le giovani donne a non aver timore nel lanciarsi nel mondo del lavoro, ponendosi obiettivi ambiziosi e investendo sugli strumenti per poterli raggiungere (formazione). Al tempo stesso, suggerisco di non trascurare le opportunità che il lavoro fluido e moderno offre, ad esempio l’home o remote working. Sono tante, infatti, le aziende che concedono forme di collaborazione ibride o innovative.
 

A volte capita che la vita ti metta nelle condizioni di dover voltare pagina e magari di iniziare a lavorare a 40 anni. Come può affrontare questa sfida per una donna? Da dove deve partire?

Mi è capitato di seguire donne che, dopo aver cresciuto 2 (anche 3) figli, hanno sentito l’esigenza di sentirsi utili e attive fuori dal contesto familiare. Abbiamo lavorato insieme sulle competenze trasversali che la vita e le esperienze personali hanno contribuito a far maturare, per poi dedicarci ad una mappatura meticolosa delle aree di impiegabilità. Ho strutturato un cv che fosse molto più vicino ad una Cover Letter, senza timore di nascondere gli aspetti umani e personali.

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