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Intervista a Francesca Cenci

Volto noto della TV e scrittrice laureata in psicologia con lode alla Cattolica di Milano nel 2003. Dopo la laurea, ha ottenuto una specializzazione in psicoterapia, seguita da master in psicologia dello sport e psicologia forense

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Un volto noto della televisione, una scrittrice, una dottoressa in psicologia laureata con lode. Ma soprattutto una mamma.

Francesca Cenci è un volto noto della TV e una scrittrice laureata in psicologia con lode alla Cattolica di Milano nel 2003. Dopo la laurea, ha ottenuto una specializzazione in psicoterapia, seguita da master in psicologia dello sport e psicologia forense. A partire dal 2009, ha focalizzato le sue ricerche nel settore neurologico, esaminando la relazione tra qualità di vita e sclerosi multipla nei pazienti con questa condizione. Questo l’ha portata a diventare una figura di riferimento presso il Centro Sclerosi Multipla dell’Ospedale di Vaio a Fidenza. Nel periodo tra il 2009 e il 2011, ha redatto vari articoli scientifici riguardanti queste aree di studio. Dal 2021, offre servizi di supporto psicologico al centro neurologico SM di Cremona e collabora con l’Associazione AISM. Inoltre, insegna presso la “Scuola dello sport” del CONI, è consulente per la Federazione Ciclistica e lavora come preparatrice mentale per la Federazione Italiana Tennis. Dice Francesca che quando era piccola tutti le parlavano dei loro problemi o le confidavano i loro segreti. Un giorno andò da sua madre e le chiese se c’era un lavoro che le permettesse di fare questo, da grande. Sua madre le rispose che sì, c’era ed era lo psicologo. Allora disse: “Ecco, allora io voglio fare la psicologa, almeno mi pagano”. Insomma, possiamo dire che Francesca le idee chiare le aveva già da piccola!

Ciao Francesca, nella tua esperienza professionale, hai visto cambiare il ruolo della madre nel corso degli anni?

Si tanto! Una volta la madre metteva ad ogni costo i figli e le incombenze avanti a tutto. Ora ci sono anche estremi che pensano molto a loro stesse o altre che vanno in depressione per quanto si privano di tutto. Credo che la risposta stia nell’equilibrio. Certamente i figli devono rimanere la nostra priorità , ma al contempo mantenerci degli spazi vitali per noi stesse, la nostra realizzazione personale e la vita di coppia.

La conciliazione tra maternità e carriera è una tematica sempre più sentita. Cosa suggerisci a noi mamme per bilanciare queste due dimensioni fondamentali della nostra impegnativa vita?

Consiglio di non rinunciare alla propria vita lavorativa, in quanto la sfera della realizzazione personale è determinante per farci essere felici e inoltre di ricordarci che i figli crescono, quindi rischieremmo di rimanere poi sole e insoddisfatte. Ovviamente tutto questo non deve togliere la condizione necessaria per una donna e per i bambini, di condivisone dei momenti più importanti della crescita di un figlio, di sostegno, presenza e affetto.

 

Autostima e inadeguatezza sono condizioni che spesso noi mamme proviamo. Come possiamo migliorare queste tremende situazioni?

Pensando che non esiste una formula per essere delle mamme perfette, ma esiste un modo per dare il meglio di noi in ogni circostanza e questo ci rende già una madre ineccepibile

I nostri compagni/mariti ci voglio brave mamme, brave mogli, donne in carriera, brave amanti, brave casalinghe. Tante volte, parlando anche con amiche, sono proprio loro che involontariamente ci rendono insicure e inadeguate. A tal proposito, che opinione hai?

Ho un’opinione un po’ controcorrente, infatti non sono amata dalle Femministe. Credo che noi donne quando diventiamo madri sbagliamo molto con i nostri partner, tendiamo a non sentirci più donne ma solo mamme e questo offuscarsi della nostra femminilità sicuramente non gioca alla coppia. Lo spiego bene nel mio libro “è tutta colpa delle donne”. Dovremmo imparare ad equilibrare meglio i nostri ruoli, allora gli uomini smetterebbero di criticarci. Insomma buttate pigiamoni e mollettoni

I bambini di oggi crescono immersi nel digitale. Quali consigli dai alle famiglie per garantire un equilibrato rapporto dei bambini con la tecnologia? E’ giusto dare al proprio figlio di 11/12 anni già un cellulare?

Non è giusto, ma è inevitabile, in quanto vivono in un sistema che lo implica. Compiti sul drive, gruppi whatsapp della classe, viviamo in questo mondo e non possiamo fingere che non sia così. Credo che l’obbligo (non il compito ) di un genitore sia quello di mettere parental control, blocchi età e limiti di tempo. Inoltre spiegare a loro rischi e pericoli

Parlando di adolescenza, quali sono le sfide principali che noi mamme dobbiamo affrontare nel gestire i figli in questa delicata fase della vita? Cosa dobbiamo fare per non essere sempre sul piede di guerra?

Mio figlio è nel pieno dell’adolescenza quindi ne so qualcosa. Non bisogna accettare le loro provocazioni e non entrare mai in sfida, seguirli e ascoltarli, con tanta pazienza. Se non gli si dà motivi, non saranno dei ribelli. Ma non è facile

Cosa suggerisci ai genitori per riconoscere segni di disagio nei loro bambini e come affrontare queste situazioni prima che si aggravino?

Sicuramente stare sempre molto attenti e mai dire: il mio sta benissimo, non ha niente. Questa negazione non è produttiva. Se si vede isolamento, nervosismo, introversione, malumore, attacchi di rabbia, insonnia, ecc allora bisogna preoccuparsi

Con i social media, la pressione dei coetanei è sempre più forte e i bulli digitali sono forse peggio di quelli in carne ed ossa. Come possono i genitori supportare i propri figli in questo contesto?

Lavorare sulla sicurezza, sull’autostima, sull’imparare a volersi bene. Se un ragazzo ha fiducia in se e nelle sue possibilità, difficilmente viene attaccato o preso di mira. E se anche capitasse non ne verrebbe scalfito. Ma poi bisogna vedere i singoli casi, non voglio risponderti superficialmente

Sei un volto noto, un’opinionista TV, una professionista affermata, una scrittrice, una mamma. Francesca, qual è il tuo segreto?

Essere me stessa. Anche se non sempre paga. Nel senso che devi entrare nell’ottica che non puoi piacere a tutti, ma va bene così. È una consapevolezza che puoi raggiungere da adulto

Chiudiamo questa intervista così: di cosa non abbiamo parlato? C’è qualcosa che vorresti dirci?

Che la mia forza più grande sono i miei figli: Nicolò, che quest’anno va in terza media e Bianca, che ha dieci anni ma mi da spesso lezioni di vita. Loro per me sono tutto

 

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